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Che cosa resta di Bonisoli

Ciò che il ministro uscente ha fatto, e ciò che non è riuscito a fare

Il ministro uscente dei Beni culturali Alberto Bonisoli

Roma. Dopo 15 mesi alla guida del Mibac, dell’azione di Alberto Bonisoli resta soprattutto quella che solo di recente lo stesso ministro ha accettato di chiamare «riforma». Il nuovo Mibac è nato dopo un lavorio di molti mesi in un segreto quasi assoluto per poi esplodere con fragore mediatico e con altrettanto immediate e aspre critiche il 19 giugno, quando la riforma è diventata finalmente nota con un Decreto della Presidenza del Consiglio.

Sul contenuto della riforma, il Consiglio Superiore dei Beni culturali non era stato consultato e il ministro lo ha riunito per illustrare il provvedimento soltanto il 3 luglio. L’iter della riforma si è poi concluso il 7 agosto con la pubblicazione del testo in «Gazzetta Ufficiale». Proteste e polemiche sono salite ancora di tono dopo il 14 agosto quando il ministro ha firmato il Decreto Musei, primo ma fondamentale passo per l’attuazione della riforma, entrata poi in vigore otto giorni dopo.

FATTO


2018

4 giugno. Prima comunicazione pubblica del neoministro Alberto Bonisoli: «bisogna investire di più, dare ascolto a chi lavora nel settore e basta riforme calate dall’alto».

20 giugno. Nominata la Commissione per il Sistema Museale Nazionale.

11 luglio. Annuncio del piano straordinario per 6mila assunzioni al Ministero.

17-20 luglio. A Matera e Plovdiv (Bulgaria) per il programma degli eventi nelle due Capitali della Cultura 2019.

7 settembre. Consulto con i direttori dei musei autonomi sulle previste «correzioni» alla riforma Franceschini. Bonisoli: «Sono contrario a cambiare tutto ancora una volta».

13 settembre. Chiede al Governo la possibilità di bandire un concorso per assumere 4.377 dipendenti.

23 novembre. Firma il decreto Bonus Cultura di 500 euro riservato ai diciottenni.

28 dicembre. Dopo 15 anni di attesa, composto e pubblicato l’elenco degli oltre 6mila restauratori abilitati alla professione.


2019

19 gennaio. Bloccato il progetto di ampliamento del Palazzo dei Diamanti a Ferrara.
Portate a 20 all’anno le giornate di ingresso gratuito nei musei.
Parte il Piano Cultura per riqualificare le periferie: stanziati 25 milioni fino al 2021.

20 febbraio. Meno posti a concorso per le assunzioni al Mibac: previste 3.600 in tre anni.

Maggio. Varato il Piano Strategico Grandi Progetti Beni culturali: 46 milioni entro il 2020 per Napoli, Caserta e Museo del design di Milano.
Decreto che istituisce i sette «elenchi nazionali» dei professionisti abilitati a eseguire interventi sui beni culturali.

18 giugno. Dopo un anno di assenza, si insedia il nuovo Consiglio Superiore dei Beni culturali.
Da fine giugno biglietto unico e nuovo itinerario per visitare Foro Romano (comunale) e Fori Imperiali (statali) a Roma.

30 giugno. Bonisoli rende pubblico il documento più importante dei suoi 15 mesi al Mibac: il testo definitivo della sua riforma, ancora ufficialmente «riorganizzazione», del Ministero.

31 luglio. Stop al McDonald’s presso le Terme di Caracalla a Roma.
19 agosto. Primo bando di concorso Mibac per l’assunzione di personale: 1.052 posti per vigilanti.

20 agosto. Un decreto aumenta i fondi ai piccoli musei: sale dal 20 al 25 per cento degli incassi da biglietteria (circa 10 milioni nel 2019).


NON FATTO

Bonisoli a novembre 2018: «Presto l’Italia ratificherà la Convenzione internazionale di Nicosia» (firmata nel 2017 per contrastare i reati contro il patrimonio). Mai ratificata.

A gennaio 2019 il Mibac perde pezzi: il settore Turismo passa al Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. Bonisoli tace.

Il Parlamento boccia la Convenzione di Faro (2013) firmata anche dal’Italia sul significato del Patrimonio culturale mondiale. Nessuna reazione del Mibac.

Approvato a ottobre 2018 dalla Camera ma mai presentato al Senato, con la crisi di Governo decade il disegno di legge sui reati contro il nostro patrimonio culturale.

Con la crisi di Governo, a rischio i previsti futuri concorsi per le assunzioni al Mibac.

Ancora in sospeso la questione «grandi navi» a Venezia. Bonisoli non indica la soluzione scelta dal Ministero per risolvere il problema.

Edek Osser, da Il Giornale dell'Arte numero 400, settembre 2019


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