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Mostre

Caravaggio e Bernini scopritori di sentimenti

Al Kunsthistorisches gli indiscussi protagonisti nella rappresentazione dei moti dell’animo che ebbero grande influsso in Europa

«L’incoronazione di spine» (1603 ca) di Caravaggio, Vienna, Kunsthistorisches Museum. © KHM Wien

Vienna. Sono tre i dipinti di Caravaggio di proprietà del Kunsthistorisches Museum (Khm) «Le sue opere al di fuori dell’Italia sono numerose, ma tre dipinti non li ha nessuno», ci dice con soddisfazione Stefan Weppelmann, direttore della Pinacoteca del Khm. «Abbiamo la “Madonna del Rosario”, “L’incoronazione di spine” e una versione del “David con la testa di Golia”. Nonostante ciò, finora il maestro italiano non aveva avuto alcuna mostra a Vienna, ma dal 15 ottobre al 19 gennaio rimediamo con “Caravaggio e Bernini. La scoperta dei sentimenti”».

L’iniziativa, curata dallo stesso Weppelmann, assieme a Gudrun Swoboda e Fritz Scholten e realizzata in collaborazione con il Rijksmuseum di Amsterdam, dove si trasferirà da metà febbraio, inserisce il Caravaggio nel fecondo ambiente artistico romano dei primi decenni del Seicento grazie a sculture di Bernini e opere di numerosi coevi, fra cui Nicolas Poussin, Mattia Preti, Guido Reni, Pietro da Cortona, Francesco Mochi, Giuliano Finelli, Alessandro Algardi, François du Quesnoy: «Ciò che ci preme porre in risalto di quel periodo è la scoperta di sentimenti ed emozioni. Caravaggio e Bernini sono due indiscussi protagonisti nella rappresentazione dei moti dell’animo ed ebbero grande influsso in Europa. Ma anche gli altri artisti che presentiamo crearono opere altrettanto eccelse», prosegue Weppelmann.

La selezione proveniente da musei e collezioni private comprende 11 dipinti del Merisi e altrettante sculture di Bernini, e tutt’attorno una cinquantina di lavori di primo piano: «Per esempio l’enorme dipinto “La strage degli innocenti” di Guido Reni, prestatoci da Bologna,sottolinea Weppelmann. Scultori come Algardi o Finelli hanno prodotto opere fantastiche, così come pittori quali Domenichino o Guercino, cosicché pensiamo che il percorso espositivo possa essere davvero un’immersione nella Roma dell’inizio del XVII secolo, grazie a capolavori nell’ambito della ricerca dei sentimenti, che improvvisamente emerge nella produzione artistica di quel tempo».

In preparazione della mostra è stata eseguita un’indagine scientifica sul «David con la testa di Golia» con lo spettrometro cronomacro-xrf acquisito dal Khm a inizio anno. Da precedenti analisi radiografiche era stato appurato che sotto al dipinto ve ne era un altro: «Finora non era stato possibile sapere molto di più, perché si sarebbe dovuto intervenire sull’opera in modo invasivo. Ora sappiamo con certezza quali aree e come vennero ridipinte da Caravaggio, che prima di riutilizzare la tavola di legno, la ruotò di 90°. Lo documentiamo dunque in mostra e nel catalogo».

Un ulteriore elemento di novità è costituito dalla presentazione per la prima volta al pubblico di «Maria Maddalena in estasi» di Artemisia Gentileschi, proveniente da una collezione privata. Riscoperta nel 2011, nel 2014 era stata acquisita in asta da Sotheby’s per 865.500 euro. Fra le ulteriori opere esposte: di Caravaggio «Narciso», «Fanciullo morso da un ramarro», «San Giovanni Battista», il «Ritratto di Antonio Martelli». Di Bernini, «Medusa», un busto del cardinale Richelieu, una statua di san Sebastiano e un modello per l’«Estasi di santa Teresa d’Avila».

Flavia Foradini, da Il Giornale dell'Arte numero 401, ottobre 2019


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