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Mostre

Basquiat e Muniz alla Collection Lambert

Il museo di Avignone propone anche un riallestimento delle opere della propria collezione

«Saint Sebastian, after Jose Ribera» dI Vik Muniz (particolare). © Imaginária 2018

Avignone (Francia). La Collection Lambert, che da giugno propone un nuovo allestimento delle opere della propria collezione, punta questa estate su Jean-Michel Basquiat e Vik Muniz. Con la mostra «Basquiat remix» (dall’1 luglio al 29 settembre) il museo risale alle fonti dell’opera dell’audace artista d’avanguardia morto a 28 anni per overdose nel 1988. Basquiat scelse le strade di Brooklyn come atelier, fece della sua arte un manifesto politico di rivendicazione delle minoranze nere e inventò un gesto pittorico rivoluzionario. Ma il pioniere del movimento underground si nutrì anche di «classici».

Il curatore della mostra, Stéphane Ibars, direttore artistico della Collection Lambert, tesse legami con Picasso, Matisse e Twombly. Da questi tre artisti Basquiat «prende in prestito parte del vocabolario formale», scrive Ibars. Da Matisse e Picasso «attinge l’attaccamento ai colori primitivi, alla frammentazione dei soggetti, alla dissonanza dei colori e delle forme». Inoltre, proprio come Matisse, Picasso e Twombly, Basquiat «prende le distanze dal freddo virtuosismo per convocare una forma di ingenuità e di goffaggine che restituisce all’arte la sua energia pura». Il museo di Avignone, che può contare sulla sua collezione, ha anche ottenuto prestiti dal Musée Picasso di Parigi e da collezioni private di New York e di Parigi.

L’altra mostra (nelle stesse date, realizzata in collaborazione con il festival Les Rencontres de la photographie di Arles) è dedicata al brasiliano Vik Muniz. Dopo la monografica del 2011, il museo di Avignone presenta «Imaginária», una serie in 19 fotografie del 2018-19, alcune esposte per la prima volta in Europa. Muniz, 55 anni, trasforma i materiali senza valore in opere d’arte, «dipinge» con il ketchup, lo zucchero, la terra, la crema di cioccolato e il burro d’arachidi, assembla fil di ferro, cordoni, sabbia, monete. Nelle sue opere monumentali utilizza anche oggetti di recupero e rifiuti.

Il punto di partenza delle sue installazioni sono sempre immagini molto note, spesso delle icone della storia dell’arte. Ha già rivisitato a suo modo la Gioconda di Leonardo e la Venere di Botticelli. In «Imaginária» Muniz assembla molteplici immagini ritagliate da riviste e cartoline per rielaborare delle figure della cristianità. Sui suoi «quadri» monumentali si riconoscono immagini di santi di grandi maestri, come il san Sebastiano di Jusepe de Ribera, l’Immacolata concezione di Tiepolo, il san Giacomo di Guido Reni o il sant’Agostino di Philippe de Champaigne.

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 399, luglio 2019


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