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Mostre

Baldassarre il re nero

Al Getty Museum la rappresentazione del re d'Arabia nel Medioevo e nel Rinascimento in Occidente

«Testa di africano con il turbante» (1609-11) di Rubens. © Los Angeles, J. Paul Getty Museum

Malibu (Stati Uniti). Secondo la tradizione, uno dei tre Re Magi che portarono doni al Bambin Gesù nato da pochi giorni, insieme a Gaspare e Melchiorre, era Baldassarre, re d’Arabia, che portò al figlio di Dio la mirra, sostanza dal profumo straordinario.

Viene rappresentato fino a un certo punto della storia con fattezze simili agli altri. Ma, da un certo momento in poi, il più giovane dei tre acquista invece i tratti di un africano dalla pelle nera. Il perché risiede nella storia di fine Quattrocento, quando ebbe inizio l’orrore del commercio degli schiavi. Gli europei e gli africani, fin dall’antichità, avevano ridotto esseri umani in schiavitù.

Ma alla fine del XV secolo, il commercio degli schiavi dall’Africa subsahariana raggiunse proporzioni inimmaginabili, che portò alla fine a un commercio di milioni di persone. Una pratica mostruosa che ha cambiato per sempre la storia del mondo, le cui conseguenze ci segnano ancora profondamente.

Per la prima volta si allude all’identità africana del terzo Mago nel 1266, nell’«Adorazione dei Magi» del pulpito della Cattedrale di Siena di Nicola Pisano. E ora una mostra presso il Getty Museum di Malibu, a Los Angeles, dal titolo «Balthazar: A Black African King in Medieval and Renaissance Art» dal 19 novembre al 16 febbraio racconta tutto questo.

Comprende dipinti, oggetti, manoscritti medievali e rinascimentali. Tra le opere presenti la bellissima «Adorazione dei Magi» di Andrea Mantegna (1495-1505) in cui Baldassarre ha la pelle scura e un copricapo africano e porge al Gesù Bambino un contenitore di alabastro, materiale semiprezioso che proveniva dall’Africa di un grandissimo valore nell’Europa del Medioevo e Rinascimento.

Viviana Bucarelli, da Il Giornale dell'Arte numero 402, novembre 2019


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