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Art Defender, personal concierge dei collezionisti

La società milanese diversifica la propria attività, che ora comprende anche assicurazione e art advisory

Alessandro Guerrini, amministratore delegato di Art Defender

Milano. Nata nel 2008 da un’idea di Alvise di Canossa, fondatore di Arterìa (società leader in Italia nel trasporto e movimentazione di opere d’arte), Art Defender è un’azienda specializzata nei servizi di art collection management, nei settori della conservazione, consulenza, assicurazione e logistica.

Alla fine del 2018, con l’ingresso di Alessandro Guerrini nel ruolo di amministratore delegato, la società ha voluto ridefinire non solo la governance ma anche il piano industriale: all’attività sino ad allora prevalente della conservazione si è aggiunta una vera piattaforma di servizi integrati, capace di rispondere a varie esigenze del collezionista privato, corporate o istituzionale, nella gestione dei patrimoni artistici o collezionistici in senso lato. Di recente Art Defender è entrata anche in settori in forte crescita come le auto d’epoca e supercar e i vini da collezione.

Alessandro Guerrini (bolognese nato nel 1978; laurea a Ca’ Foscari di Venezia in Economia e Gestione delle Arti e un Master alla Cattolica di Milano) dopo uno stage, giovanissimo, alla Guggenheim Collection di Venezia («Una scuola straordinariamente formativa, per la sua natura italiana e internazionale a un tempo», ricorda) e una breve esperienza in due società di consulenza milanesi, era entrato nel 2007 in Open Care a Milano, dove è rimasto per quasi dodici anni.

Dottor Guerrini, quali sono le specificità di Art Defender nei diversi ambiti d’attività?

Nella conservazione, che rimane il nostro core business, abbiamo avuto nell’ultimo anno e mezzo un allargamento della presenza territoriale, inaugurando a fine 2018 la sede di Torino e, pochi mesi fa, quella di Roma. Il che ci ha resi l’unica realtà presente sull’intero territorio nazionale. Ora copriamo Torino, Milano, Bologna, Firenze e Roma. La prossimità è molto apprezzata dai collezionisti, per alcuni è imprescindibile. A Bologna abbiamo l’unico deposito doganale privato italiano a tempo indeterminato: non un Porto franco come quelli svizzeri, che sono aree extraterritoriali, bensì un deposito posto sotto la giurisdizione della dogana di riferimento, ma che da un punto di vista fiscale ha gli stessi vantaggi dei Porti franchi, poiché consente di conservare opere o altri beni in arrivo da Paesi extra Ue in una condizione di sospensione di dazi doganali e dell’Iva all’importazione. Si tratta di un deposito a tempo indeterminato, dove gli oggetti possono restare fino a quando il cliente decide di sdoganarli o di indirizzarli verso un altro Paese di destinazione. Questa esperienza ci sta dando molte soddisfazioni ma sono certo che assumerà un ruolo sempre più centrale, anche per effetto delle nuove direttive europee antiriciclaggio, ora ben più severe verso i Porti franchi. Sempre restando sul piano della conservazione, è stata per noi molto importante l’acquisizione del fondo fotografico Alinari, di recente acquistato dalla Regione Toscana. È un fondo gigantesco (220 mila lastre e cinque milioni di fotografie) sul quale stiamo sviluppando progetti con il nuovo proprietario, in attesa della sede di destinazione. Anche questo è un segno dell’allargamento della nostra operatività fuori dalle arti classiche, che comporta tra l’altro condizioni conservative diverse (in questo caso temperature e tassi di umidità inferiori) in ambienti specifici.

Conservazione significa anche restauro. Qui come operate?

È un’attività che Art Defender ha presidiato sin dal suo nascere, stringendo un accordo con l’Opificio delle Pietre Dure (Opd) di Firenze. Nella sede di Firenze abbiamo spazi attrezzati con dotazioni per il restauro, che mettiamo a disposizione dei restauratori dell’Opd oppure dei restauratori di riferimento dei collezionisti. È una nostra specificità.

Vi occupate anche di assicurazione delle opere?

Solo noi in Italia abbiamo una società controllata, Art Defender Insurance (di cui Guerrini è ad, Ndr) che è di fatto un’agenzia assicurativa plurimandataria, ma con un rapporto privilegiato con Axa XL, compagnia con un forte focus su Fine Art e oggetti da collezione. Nata a fine 2016, Art Defender Insurance ha già raggiunto un livello interessante: oggi siamo l’agenzia che, in Axa XL, ha il maggior portafoglio di «clienti arte» in Italia. Ma oltre ai risultati economici, l’attività assicurativa è per noi centrale poiché ricorre in tutti i servizi che offriamo. Ci piace definirci dei «personal concierge» dei nostri clienti. Per esempio, nell’ambito della logistica, possiamo offrire un servizio di assoluta eccellenza grazie alla sinergia con Arterìa, leader del settore in Italia. Anche nella consulenza, fondamentale nella nostra offerta di servizi, abbiamo importanti novità.

Quali?

Nel giugno scorso abbiamo stretto un accordo con Cpg Art Advisory, la società di consulenza di Clarice Pecori Giraldi: una joint venture che ci completa vicendevolmente. Noi avevamo da tempo un’attività di consulenza, nella persona di Domenico Sedini che, con una rete di altri esperti, continua a seguire i clienti privati nelle valutazioni ai fini assicurativi, patrimoniali e successori, e i clienti corporate (nel solo 2019 ci siamo infatti occupati della valutazione dei patrimoni artistici di due dei maggiori gruppi bancari italiani). La collaborazione con Cpg ci consente però di ampliare l’orizzonte della nostra area d’intervento e di aprirci maggiormente al mercato, essendo il background di Clarice Pecori Giraldi internazionale grazie alla sua precedente attività al vertice di grandi case d’asta straniere. Abbiamo sviluppato i rapporti con il mondo del Private Banking e del Wealth Management (fra le più recenti, Banca Generali, Euromobiliare Advisory Sim-Gruppo Credem, Banca Intermobiliare e Gruppo Banca del Ceresio). La collaborazione con questi soggetti è imprescindibile, essendo loro per molti clienti i primi interlocutori anche nell’ambito del collezionismo. Per finire non posso non citare le partnership con player per l’applicazione delle nuove tecnologie nella gestione informatica dei patrimoni artistici.

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 406, marzo 2020



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