Art Basel si offre di pagare il conto

Di fronte al rischio di defezione di molti galleristi, viene inviata un'altra lettera che offre concessioni «straordinarie» una tantum ai rivenditori

I padiglioni di ArtBasel
Anna Brady |

Gli sviluppi della situazione Covid-19 negli Stati Uniti e in Svizzera hanno sollevato numerose preoccupazioni tra i galleristi che devono partecipare all’imminente edizione di Art Basel (24-26 settembre). Recentemente, infatti, la Svizzera è stata classificata nel livello 4 della lista Covid-19 stilata dal Center for Disease Control and Prevention (CDC), con la raccomandazione di limitare tutti i viaggi non essenziali. Al tempo stesso, l’Unione Europea ha esortato gli stati membri ad aumentare le restrizioni verso i viaggiatori provenienti dagli Stati Uniti e nel Regno Unito molti voli per la Svizzera sono stati cancellati. Le autorità svizzere, inoltre, non accettano il vaccino Astra Zeneca per l’accesso a eventi su larga scala.

Varie importanti gallerie con base operativa negli Stati Uniti hanno scritto una lettera aperta ad Art Basel esponendo le proprie remore sulla partecipazione alla fiera. La risposta della direzione di Art Basel è giunta la sera del 2 settembre, in una lettera che, per rassicurare gli espositori, offriva concessioni speciali:
• Se la Svizzera introduce nuove restrizioni che impediscano ai proprietari e allo staff di una galleria di entrare nel Paese o che li costringano a un periodo di quarantena, essa può ritirare la propria partecipazione e il prezzo pagato per lo stand sarà valido per Art Basel 2022.
• Se un qualsiasi gallerista o membro del suo staff dovesse decidere di non prendere parte alla fiera, lasciando la galleria a corto di personale, Art Basel offrirà «personale qualificato» dai suoi stand satellite (stand privi di personale a cui lavorerà staff selezionato dalla fiera, Ndr) per lavorare in quello della galleria in questione.

Art Basel offre altresì la possibilità di convertire gli stand in stand satellite, per gli espositori che preferiscono mandare opere d’arte ma non lo staff. Nella lettera è scritto: «Così come ad Art Basel Miami Beach, collaboreremo con voi per qualsiasi adattamento delle dimensioni del vostro stand; contestualmente ridurremo le vostre spese del 15% e assumeremo personale qualificato per lavorarvi».

Il direttore generale di Art Basel, Marc Spiegel, resta convinto di poter svolgere la fiera in piena sicurezza ma, date le perduranti preoccupazioni dei galleristi, ha scritto una nuova lettera di rassicurazione e concessioni. La comunicazione sottolinea due importanti iniziative, che Spiegel ha definito «misure straordinarie per circostanze straordinarie».

In primo luogo, Art Basel si impegna a pagare la permanenza in hotel per l’eventuale quarantena, in secondo luogo, istituirà un «fondo di solidarietà» di 1,6 milioni di dollari, che sarà spartito fra tutte le gallerie che saranno deluse dalle proprie vendite nel corso dell’evento.
Alla domanda se delle gallerie abbiano già rinunciato a partecipare e se ciò abbia ispirato queste misure drastiche, Spiegler risponde: «No. Ovviamente ci sono alcune gallerie che stanno prendendo in considerazione l’idea e che sono preoccupate per la situazione. Ma al momento nessuna si è tirata indietro».

Pagare il conto della quarantena. Nella lettera, Marc Spiegler scrive: «Abbiamo parlato con molti di voi dopo la prima comunicazione e siamo profondamente consapevoli delle vostre preoccupazioni in vista dell’apertura di Art Basel tra due settimane». Restano due problemi principali per i galleristi: da un lato, l’incertezza delle vendite «dovuta al ridotto numero di visitatori previsto»; dall’altro, le conseguenze qualora uno o più membri dello staff risultassero positivi al Covid-19 e dovessero quindi restare in quarantena in Svizzera.

Dato che molti galleristi non hanno un’assicurazione di viaggio che copra i costi di una quarantena in hotel, Art Basel ha garantito di farsene carico, oltre ai costi ulteriori per riprogrammare il viaggio, per qualunque gallerista risulti positivo e debba rimanere in Svizzera in isolamento. Quanto all’impatto di un test positivo sul resto dello staff di una galleria (altra fonte di grande preoccupazione), la lettera sottolinea che «secondo la legge svizzera, la quarantena per contatto con un positivo si applica solo ai soggetti non vaccinati che rispondano a tutte e tre le condizioni: a) che abbiano passato più di 15 minuti con la persona infetta; b) in un ambiente chiuso e in prossimità del malato; c) senza indossare la mascherina».

«Non ci aspettiamo molti casi positivi, ha aggiunto Spiegler, ma non volevamo che i galleristi passassero tutta la fiera con la preoccupazione di una spesa extra alla fine dell’evento; perciò, abbiamo pensato di assumerci il rischio economico al posto loro». Assicura inoltre che gli hotel di Basilea hanno accettato di offrire condizioni favorevoli alla fiera, ma non vuole divulgare un’ipotesi di quanto Art Basel potrebbe dover pagare: «Non parliamo mai di numeri specifici, ma pensiamo che sia un rischio accettabile da assumerci».

Aumentare le vendite. Le vendite sono un discorso più complicato. «La realtà è che ci aspettiamo che alcune gallerie andranno molto bene, altre finiranno in pari e altre ancora andranno in perdita. Sarete d’accordo con noi che la nostra preoccupazione principale sarà rivolta a quest’ultimo gruppo, ossia a coloro che non arriveranno a coprire le spese», prosegue nella lettera.

Per queste gallerie, Art Basel ha istituito un «fondo di solidarietà straordinario» del valore di 1,6 milioni di dollari. Ogni galleria (in teoria) riceve una riduzione del 10% sul prezzo al metro quadrato (che si somma allo sconto del 10% già offerto in primavera). Questa riduzione non sarà offerta automaticamente, ma sarà messa da parte come fondo di sostegno. Circa due settimane dopo la fine dell’evento e prima che le fatture finali siano spedite, Art Basel chiederà a ciascuna galleria se desidera recuperare il proprio 10% o mantenerlo nel fondo, in base all’andamento delle vendite in fiera. Se una galleria è contenta delle proprie vendite, la sua porzione rimarrà parte del fondo e sarà redistribuita a quelle che invece non hanno ottenuto buoni profitti. Il sistema di redistribuzione sarà amministrato da un revisore indipendente e Art Basel non divulgherà quali gallerie abbiano usufruito del fondo.

«Abbiamo messo da parte quella che la maggior parte della gente considererebbe una grande somma di denaro, soprattutto in rapporto al fatto che non siamo riusciti a organizzare eventi su larga scala per un anno e mezzo, con l’intento di creare una rete di supporto in risposta all’incertezza di come andranno le vendite, spiega Spiegler. La variante Delta ha costretto alcune persone a rinunciare a venire a Basilea, ma il mercato è forte, come è forte il materiale che sarà esposto, e i collezionisti europei verranno. Più gallerie sceglieranno di rinunciare alla riduzione, maggiore sarà lo sconto per le gallerie rimanenti. L’unica domanda che dobbiamo porci è quante gallerie decideranno di lasciare la propria porzione nel fondo perché sia rièartita fra i colleghi che hanno avuto meno successo».

Naturalmente questo sistema si basa sull’assunto che le gallerie più importanti e con gli stand più grandi (i Gagosian, gli Hauser & Wirth e i David Zwirner di questo mondo) probabilmente faranno vendite migliori e perciò sceglieranno di rinunciare alla propria riduzione, lasciandola disponibile nel fondo per altre gallerie che ne avranno più bisogno (per esempio quelle di dimensioni e importanza minori).

Infine: le gallerie non dovranno quantificare le proprie vendite per ottenere la riduzione. «Abbiamo preso in considerazione un sistema molto più complesso, nel quale ciascuno avrebbe dovuto mostrare i propri libri contabili per dimostrare di averci rimesso, è quello che farebbe un provvedimento statale, prosegue Spiegler. «Invece abbiamo deciso di semplificare il più possibile il sistema e lasciar decidere alle gallerie se hanno bisogno del fondo o se preferiscono lasciarlo ad altre. È una sorta di sistema d’onore».

Art Basel 2021 lavorerà in perdita? «Il nostro obiettivo è organizzare una fiera da cui trarre profitto e, ovviamente, abbiamo deciso di devolvere parte di quel profitto alle gallerie, risponde Spiegler. Ma non abbiamo nessuna intenzione di lavorare in perdita. Crediamo che l’impatto della nostra scelta sui nostri profitti sia accettabile, considerata la situazione attuale, ed è fondamentale supportare le nostre gallerie in un periodo così difficile».
Nella lettera, Rachel Lehmann, comproprietaria di Lehmann Maupin, afferma: «Abbiamo preso l’impegno di supportare il mondo dell’arte per come lo conosciamo. Le fiere sono una parte centrale del nostro ecosistema, così come lo sono le gallerie, sia quelle grandi sia quelle piccole».

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