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Appunti su Antonello da Messina

Anche gli scritti e i disegni di Cavalcaselle in mostra a Milano a Palazzo Reale

«Ritratto di giovane» (1478) di Antonello da Messina (particolare). Berlino, Staatliche Museen

Milano. Stesso protagonista, Antonello da Messina; stesso curatore, Giovanni Carlo Federico Villa, cui già si deve la grande rassegna del 2006 alle Scuderie del Quirinale a Roma, e una ventina di opere in comune. Ma la mostra «Antonello da Messina. Dentro la pittura», in Palazzo Reale dal 21 febbraio al 2 giugno, è del tutto diversa da quella che, in Palazzo Abatellis a Palermo, nei primi giorni di febbraio ha chiuso le manifestazioni di «Palermo Capitale italiana della Cultura 2018».

Frutto della collaborazione tra Regione Siciliana e Comune di Milano, la mostra, prodotta da Palazzo Reale e MondoMostre Skira, riunisce oltre i due terzi delle opere riconosciute autografe di Antonello, compresa la celeberrima «Annunziata», 1475 circa, di Palazzo Abatellis: alle 21 opere esposte a Palermo, qui si aggiungono il «San Girolamo nello studio», 1475 circa, e il «Cristo benedicente», 1475, dalla National Gallery di Londra; il «Ritratto di giovane», 1474, dal Philadelphia Museum of Art; la «Madonna Benson», 1475 circa, dalla National Gallery of Art di Washington, e il «Ritratto di giovane uomo», 1478, dagli Staatliche Museen di Berlino, oltre alle altre opere italiane.

Con esse, sono esposte qui la «Madonna con il Bambino», 1480, dall’Accademia Carrara di Bergamo, opera del figlio Jacobello di Antonello, e alcune copie di Antonello e Pietro de Saliba, oltre a un nucleo di dipinti che narrano il consolidarsi del mito del maestro siciliano attraverso gli omaggi che gli resero tanti artisti dell’800. Ne parliamo con il curatore.

Professor Villa, in che cosa la mostra di Milano differisce da quella di Palermo?

In Palazzo Abatellis, preservando l’allestimento della sala di Carlo Scarpa, abbiamo voluto presentare «l’Antonello siciliano», seguendolo nei suoi spostamenti nell’isola e, grazie al grande portolano del 1533 del suo conterraneo Giacomo Russo da Messina, abbiamo evidenziato la centralità della Sicilia nel Quattrocento mediterraneo. A Milano, invece, l’accordo con la Biblioteca Marciana di Venezia, che ha prestato ben 28 tra fogli e taccuini, mai usciti prima, di Giovan Battista Cavalcaselle, padre della moderna storiografia d’arte, consentirà al pubblico di conoscere il maestro e la sua pittura attraverso gli occhi di colui che ha sciolto il mito creato da Vasari e Ridolfi, riscoprendolo e ricostruendone il primo catalogo, tuttora imprescindibile. E riconducendolo così alla realtà storica.

Nel 2006 lei aveva curato la mostra di Antonello alle Scuderie del Quirinale. Quali le novità rispetto ad allora?

La mostra di Milano nasce da quell’esperienza e dagli studi preliminari a essa, come quelli sulla sua tecnica pittorica, che le analisi scientifiche ci avevano rivelato essere compendiaria e tanto veloce da permettergli di dipingere, nei 16 mesi veneziani, quasi 20 opere: un numero inverosimile per i contemporanei. Ovviamente ci siamo avvalsi anche degli studi successivi a quella mostra, e al suo compimento nella monografia di Mauro Lucco, che stimolarono molte discussioni, fra cui la lettura illustrata nella rassegna del 2013 al Mart di Rovereto. Qui abbiamo provato a tirare le fila degli studi recenti e, facendoci guidare dagli scritti e dai bellissimi disegni di Cavalcaselle, abbiamo tentato di raccontare la riscoperta di un Antonello molto concreto.

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 394, febbraio 2019


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