Animati da Ligabue

A Gualtieri 16 dipinti dell'artista a confronto con una trentina di opere contemporanee

Stefano Luppi |  | Gualtieri (Re)

Molto nel piccolo centro di Gualtieri parla di Antonio Ligabue (1899-1965), svizzero di nascita, ma dal 1919 residente nel Reggiano. Qui ha sede la Fondazione Museo Antonio Ligabue, ma è soprattutto l’«anima» vitale e naïf a essere presente nella memoria; a Gualtieri l’artista maturò le sue forti espressioni in pittura, una quotidianità fatta anche di semplici lavori da bracciante agricolo e operaio, alternati alle ossessioni dettate da disturbi nervosi e da ricoveri presso l’ospedale psichiatrico di Reggio Emilia.

Un’anima talmente presente da generare, a Palazzo Bentivoglio, dall’8 maggio al 14 novembre, la rassegna «Ligabue, la figura ritrovata. 11 artisti contemporanei a confronto» (a cura di Nadia Stefanel e Matteo Galbiati, catalogo Vanillaedizioni) che offre un dialogo tra l’opera del maestro e il lavoro di artisti contemporanei.

Sedici dipinti di Ligabue, scelti da Francesca Negri, sono posti a confronto con una trentina di opere, perlopiù mai esposte prima, di Evita Andújar, Mirko Baricchi, Elisa Bertaglia, Marco Grassi, Fabio Lombardi, Juan Eugenio Ochoa, Michele Parisi, Ettore Pinelli, Maurizio Pometti, Giorgio Tentolini e Marika Vicari.

Un dialogo che testimonia la permanenza dell’influsso dell’artista italo-svizzero. Lo si vede nelle due sezioni in cui la mostra si dipana nel salone dei Giganti e negli spazi contigui: la prima tutta avviluppata intorno alla energia carnale e fisica del colore del maestro, la seconda dedicata al potere trasfigurante che essa esercita sui più giovani artisti.

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