Ammalarsi di lavoro

Palazzo dei Pio ricostruisce l'operato di Bernardino Ramazzini, medico e scienziato carpigiano alla base della moderna medicina

Guercino, «Estrazione della canapa da un macero», 1610-1666 ca.
Stefano Luppi |  | Carpi (Mo)

Il nome di Bernardino Ramazzini (1633-1714) forse non dirà molto ai non specialisti, eppure il medico e scienziato carpigiano è alla base della moderna medicina del lavoro. Ramazzini, infatti, si occupò delle malattie professionali del suo tempo, di cui tratta nella sua opera più importante, il De Morbis Artificum Diatriba, edito nel 1700.

Intorno a questo volume il Palazzo dei Pio allestisce fino al 31 dicembre «Bernardino Ramazzini. Prevenire è meglio che curare», riallestita in versione ridotta dopo la riapertura dei musei, che ricostruisce l'operato del medico attraverso l’esposizione di documenti, prime edizioni dei suoi libri, volumi a stampa coevi, stampa, strumenti di lavori, dipinti tra i quali, esposto per la prima volta, un suo inedito ritratto ancora appartenente agli eredi.

Il De Morbis Artificum Diatriba è, appunto, uno studio fondamentale per la medicina del lavoro: con un metodo empirico innovativo per l’epoca, il trattato parte dall’osservazione di una categoria specifica di lavoratori, coloro che svuotavano i pozzi neri, e analizza 55 mestieri del tempo, studiandone i rischi per la salute, determinati dalle materie prime utilizzate nonché dal contesto lavorativo.

La prima sezione è dedicata al medico e al suo tempo: viene ricostruito il personaggio esponendo il ritratto dipinto da Luigi Bianchini Ciarlini nel secondo XVIII secolo, i primi trattati medici e quelli di fisica, come il De constitutione anni 1690 ac de rurali epidemia e gli Ephemerides barometricae mutinensis anno 1694 oltre a stampe e opere d’arte seicentesche.

Dopo l’analisi del suo testo principale il percorso esamina alcuni contesti professionali attraverso opere quali l’affresco di Guercino «Estrazione della canapa da un macero», le incisioni dei «Mestieri dell’uomo» del bolognese Giuseppe Maria Mitelli (1634), le grandi tavole sui mestieri dei dodici volumi della prima edizione dell’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert (1751-80), il dipinto del «Ciabattino» di Antonio Cifrondi (1720-30), la «Tessitrice» di Giuseppe Graziosi (1910). La sezione conclusiva riflette sull’attuale medicina del lavoro, sugli studi e sulle problematiche ambientali e professionali.

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