Alla Tate i quattro del Turner Prize

La Tate Britain ospita, sino all’8 gennaio, la mostra dei quattro finalisti (tutti britannici e under 50) della 32ma edizione del Turner Prize: Michael Dean, Anthea Hamilton, Helen Marten e Josephine Pryde

Federico Florian |  | Londra

Dean, che si definisce «tanto un artista che fa installazioni quanto uno scrittore, un tipografo, un drammaturgo e un filosofo», realizza sculture-glifi che prendono forma dal linguaggio scritto. Interessato a come le parole possano materializzarsi in sculture mute, l’artista ha inventato un alfabeto tridimensionale che lui solo è in grado di decifrare.

Hamilton, laureatasi al Royal College of Art di Londra, è nota per le sue sculture pop, in cui rielabora una certa estetica sessualizzata tratta dalla pubblicità, dalla televisione e dai mezzi d’informazione di massa. Tra le sue opere più celebri una porta delimitata da due enormi natiche maschili, presentata in una personale allo Sculpture Center di New York nel 2015; un progetto originario del designer italiano Gaetano Pesce, concepito per un appartamento newyorkese ma mai realizzato.

Oltre ai lavori della Marten, la più giovane del gruppo, la
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