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Opinioni

Alberto II rilancia Monaco

Il ruolo dell’arte e della storia nelle relazioni internazionali del Principato

Una lunetta della Galerie d’Hercule (metà XVI secolo) del Palais Princier a Monaco. © Geoffroy Moufflet | Archives du palais de Monaco

È difficile, per non dire impossibile, pensare al Principato di Monaco separandolo dai suoi sovrani più recenti. Ranieri III e Grace nella seconda metà Novecento e Alberto II e Charlène ora hanno avuto e hanno un impatto mediatico molto forte nella contemporanea società di massa.

A differenza di quanto accade per i palazzi di altre dinastie, invece, il palazzo dei Grimaldi non è un simbolo altrettanto popolare. Eppure il Palais des princes (o Palais Princier), che domina il Principato dalla cima del Rocher, è una delle più antiche residenze sovrane d’Europa. I Grimaldi vi risiedono sin dal 1297. Oltre 300 anni prima che, nel 1612, Onorato II si proclamasse principe sovrano. Certo, esso è il cuore cerimoniale dei Grimaldi. Eppure, nell’immaginario collettivo, il Palais ha dovuto dividere la scena con altri spazi, in primis il Casino di Monte Carlo.

Dalla sua apertura, nella seconda metà dell’Ottocento, il Casino s’è affermato, infatti, come luogo simbolo del Principato. Tanto che il quartiere di Monte Carlo, costruito allora ex novo per accoglierlo, ha finito per divenire sinonimo di Monaco, pur essendone solo una parte, e non la più rilevante, né artisticamente né storicamente.

Salito al trono nel 2005, il principe Alberto II ha mostrato una crescente volontà di restituire importanza alla storia nella comunicazione dell’immagine della dinastia, ben comprendendo che nella società contemporanea tutto si può copiare, tranne il passato. L’ingresso, nel 2014, del Palais Princier nell’Associazione delle residenze reali europee ha accompagnato la decisione del principe Alberto II, lo stesso anno, di dare il via a un vasto e ambizioso progetto di restauro della residenza.

Grande rilievo ha assunto, in particolare, il restauro della facciata della corte d’onore, dei Grands Appartements e della Galerie d’Hercule. I lavori hanno scoperto importanti affreschi del XVI secolo nelle volte delle sale degli appartamenti e hanno riportato all’onor del mondo la facies rinascimentale dalla galleria.

Ricerche svolte in occasione dei restauri hanno provato poi la presenza nel Palais almeno del pittore genovese Nicolosio Granello (1547), la cui opera è chiaramente influenzata da quella del fiorentino Perin del Vaga (che durante il suo soggiorno genovese aveva portato nella città la lezione di Raffaello, con cui aveva collaborato a Roma).

Risulta, quindi, evidente non solo come nel Cinquecento la residenza dei Grimaldi avesse perso, almeno in parte, il suo carattere di fortezza medievale, ma come i suoi signori si confrontassero con i principi italiani dell’epoca. In effetti, il dialogo non era solo con i grandi palazzi di Genova (da cui i Grimaldi provenivano e cui guardavano culturalmente e, allora, politicamente), ma con l’Italia nella sua interezza.

Sino a metà Seicento, in effetti, il Principato fu per molti aspetti uno Stato italiano. E anche in seguito, quando esso entrò più nell’orbita francese, tale legame non si è mai interrotto. I restauri del Palais non sono, però, l’unico passo importante nella riscoperta della lunga storia della dinastia. Un altro è stato rappresentato dalla mostra «Princes and princesses of Monaco. A European Dinasty (13th-21th Century)» organizzata dal Grimaldi Forum e curata da Thomas Fouilleron, direttore degli archivi e della biblioteca del Palais de Monaco.

Tenutasi a Pechino, nella Città proibita, fra settembre e dicembre 2018, la mostra è stata inaugurata dal principe Alberto II. L’esposizione è stata una sorta di prologo ideale alla visita del presidente cinese Xi Jinping a Monaco nel marzo 2019, visita seguita dalla stipula di importanti accordi commerciali. A riprova, se ancora ce ne fosse bisogno, che quando si tratta di palazzi del potere tutto, o quasi, va letto attraverso il prisma della politica: una diplomazia delle mostre, per così dire, di cui hanno dato esempio anche altri Paesi, basti pensare alla mostra di Versailles sulle relazioni tra Francia e Russia in occasione dei 200 anni della visita di Pietro il Grande, che fu occasione di un importante incontro fra Macron e Putin.

Non è improbabile, quindi, che nei prossimi anni la mostra monegasca sia ospitata in altre capitali, raccontando la storia passata e presente dei Grimaldi e, insieme, contribuendo a costruire il futuro del piccolo, ma assai attivo, Principato.

Andrea Merlotti, da Il Giornale dell'Arte numero 411, ottobre 2020

©RIPRODUZIONE RISERVATA

  • Una lunetta della Galerie d’Hercule (metà XVI secolo) del Palais Princier a Monaco. © Geoffroy Moufflet | Archives du palais de Monaco

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