Al Palais Galliera 46 case di moda omaggiano Alber Elbaz

Da Givenchy a Dior, da Armani a Stella McCartney rivive la sfilata in suo onore organizzata lo scorso autunno

Ritratto di Alber Elbaz. © Stéphane Gallois, 2020
Luana De Micco |  | Parigi

«Love Brings Love», «L’amore porta l’amore», era il motto di Alber Elbaz, lo stravagante stilista, ex direttore artistico di Lanvin, l’uomo col papillon e i grandi occhiali neri, scomparso a Parigi il 24 aprile 2021, a 59 anni, dopo aver contratto il Covid- 19.

«Love Brings Love» è anche il titolo della mostra che il Palais Galliera, il museo della moda di Parigi, presenta dal 5 marzo al 10 luglio. Una mostra un po’ particolare perché riproduce l’omaggio corale che 46 grandi nomi della moda internazionale dedicarono a Elbaz nell’ottobre 2021: ognuno di loro (tra gli altri, Givenchy, Jean-Paul Gaultier, Vivienne Westwood, Stella Mc- Cartney, Versace, Dior), disegnò un abito originale ispirato all’estro visionario di Elbaz, al suo buon umore oppure a un ricordo personale.

Elbaz, nato a Casablanca, in Marocco, nel 1961, studiò la moda in Israele, prima di partire per New York, dove lavorò per sette anni al fianco dello stilista Geoffrey Beene, fino a che, nel 1997, Ralph Toledano lo chiamò a Parigi per rinfrescare l’immagine della sua maison, Guy Laroche. Nel 1999 raggiunse Yves Saint Laurent e quindi prese la testa di Lanvin, dal 2001 al 2015.

Ma torniamo a quel giorno, il 5 ottobre 2021. Al Carreau du Temple, quartiere del Marais, si era riunita una folla di vip. L’omaggio a Elbaz chiudeva la fashion week parigina, la prima col ritorno in passerella dell’era Covid. Gli organizzatori dissero di essersi ispirati al Théâtre de la Mode, l’allegra «sfilata» di bambole che fu pensata nel 1945 dai grandi couturier dell’epoca, da Rochas a Balenciaga, per far rinascere la moda dopo gli anni bui della guerra e, perché no, ridare un po’ di buon umore ai francesi.

Fu dunque una festa in piena regola. Rei Kawakubo per Comme des Garçons aveva stampato decine di volti di Minnie sul suo abito per ricordare la passione di Elbaz per i fumetti. Anthony Vaccarello per Yves Saint Laurent aveva messo un papillon fucsia sullo smoking nero, in pieno stile Elbaz. Ralph Lauren vi aveva abbinato il pullover teddy bear. Demna per Balenciaga aveva pensato un abito-bambola, rosa anche questo, con un fiocco gigante sulla schiena. Pieter Mulier per Alaïa aveva scolpito l’abito sul corpo della modella come una seconda pelle.

Elegantissimi gli abiti di Giambattista Valli, Valentino e Armani, un drappeggio di morbida mussolina color pastello quello di Charaf Tajer per Casablanca. Al termine dell’omaggio, tra musiche, luci, mannequin star, era stata presentata la sola collezione che Elbaz ha realizzato, e presentato nel gennaio 2021, con AZ Factory, il label (chiamato così dalla prima e ultima lettera del suo nome e cognome) creato appena qualche mese prima, nel novembre 2020, in collaborazione con il gigante del lusso Richemont.

Abiti pensati per tutte le donne, di tutte le taglie e portafogli. Una moda democratica, ma non per questo meno raffinata: «Ho sognato per anni una moda che si prendesse cura delle donne, questo sogno ora è realtà», disse. Al Galliera è come rivivere la sfilata di ottobre, con lo stesso ordine di uscita degli abiti, le stesse luci, la stessa musica. Lo show si è chiuso con i coriandoli a forma di cuore che cadevano dal soffitto.

© Riproduzione riservata L’abito di Comme Des Garcons. © Filippo Fior L’abito di Christopher John Rogers. © Filippo Fior
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