Al Centre Pompidou gli anni Venti di due secoli

Tatiana Trouvé, tre artisti tra Germania e Francia nel nome di Pessoa e gli esponenti della Nuova Oggettività

«Martha e Otto Dix» (1925-26) di August Sander © Die Photographische Sammlung / SK Stiftung Kultur -  August Sander Archiv Köln - Adagp. Parigi 2022
Luana De Micco |  | Parigi

Per l’estate il Centre Pompidou propone tre mostre. A giugno ne aprono due: una monografica di Tatiana Trouvé (8 giugno-22 agosto) e, nelle stesse date, una mostra immersiva intorno ai lavori dei tre artisti portoghesi Pedro Costa, Rui Chafes e Paulo Nozolino. Nata a Cosenza nel 1968, cresciuta a Dakar, residente a Parigi dagli anni ’90, Tatiana Trouvé, che nel 2007 ha vinto il Premio Duchamp, ha fatto del disegno una delle sue principali forme espressive. Al Musée d’art moderne propone un’installazione «d’arte totale», ripensandone in modo personale gli spazi. «Le grand atlas de la désorientation», riunisce infatti, oltre ad alcune sculture, una selezione di disegni, anche di grande formato e alcuni realizzati ad hoc per Parigi, sospesi al soffitto o stesi sul pavimento.

È presentata poi la serie «From March to May», composta da 56 disegni realizzati a partire da copertine di quotidiani internazionali durante il primo lockdown del 2020. Pedro Costa, Rui Chafes e Paulo Nozolino presentano «Le reste est l’ombre», titolo mutuato da una poesia di Fernando Pessoa. I tre artisti, della generazione che ha iniziato a lavorare con il ritorno alla democrazia dopo la Rivoluzione dei garofani (1974), invitano il visitatore a muoversi in un percorso-labirinto, immerso nella penombra, pensato come dialogo tra fotografia, video e scultura, con le immagini dei film «As filhas do Fogo» (2019) e «Minino macho, minino fêmea» (2005) di Costa, la serie di sculture «As tuas mãos» (1985-2005) di Chafes e il trittico di foto in bianco e nero «Untitled, 2008-2010-2002» di Nozolino.

È ancora in corso inoltre (fino al 5 settembre) la grande esposizione dedicata alla Neue Sachlichkeit, «Allemagne Années 1920», che riunisce circa 900 opere, abbracciando tutti gli aspetti della «Nuova Oggettività»: nata in Germania alla fine della prima guerra mondiale, durante la Repubblica di Weimar (1918-33), prima dell’emergere del nazismo (che ne parlò poi come d’«arte degenerata»), coinvolse anche letteratura, teatro, design, musica, cinema.

Tra gli esponenti più noti, George Grosz, Otto Dix, Hannah Höch, Gerd Arntz, Heinrich Hoerle, Carl Grossberg. La mostra ruota intorno all’opera del fotografo August Sander, «Uomini del Ventesimo secolo», nata come ritratto della società tedesca del tempo ed esposta per la prima volta nel 1927 a Colonia, al Kölnischer Kunstverein. Dopo Parigi sarà al Louisiana Museum di Humlebæk, in Danimarca, dal 13 ottobre al 19 febbraio 2023.

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