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Musei

Ad Urbino il pubblico e il privato si aiutano a Palazzo Ducale

La raccolta d'arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro sarà esposta per cinque anni nella Galleria Nazionale delle Marche, che aprirà dieci sale (già restaurate)

Il cortile d'onore del Palazzo Ducale di Urbino, sede della Galleria Nazionale delle Marche. Foto: Wikipedia

Per la Galleria Nazionale delle Marche è un bel colpo: nel prossimo anno Palazzo Ducale passerà da 85 a 95 sale aperte e, oltre ai suoi Piero della Francesca, Raffaello e Tiziano, esporrà inoltre 140 dipinti e 155 ceramiche della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro la cui raccolta d’arte va in deposito nel museo per cinque anni rinnovabili.

I pezzi sono opera perlopiù di autori marchigiani quali il quattrocentesco Giovanni Antonio da Pesaro, Federico Zuccari del secondo ’500, pittori seicenteschi quali Simone Cantarini e Giovan Francesco Guerrieri fino al settecentesco Alessio De Marchis, ma la parte più cospicua della collezione comprende artisti del XIX e XX secolo legati al territorio regionale come Anselmo Bucci o Fernando Mariotti, tra molti altri. La raccolta sarà esposta al secondo piano in stanze che richiedono lavori per i nuovi impianti, dall’elettricità alla climatizzazione.

L’idea è del direttore del museo Peter Aufreiter: «È un peccato avere dieci sale chiuse, già restaurate, là dov’era un tempo la scuola del libro. Un anno fa proposi di ospitare la raccolta al presidente della Fondazione Marco Cangiotti e tutti loro hanno risposto con entusiasmo». Com’è nata la proposta? «Il nostro percorso finisce al Settecento e alla maiolica. Mentre le opere del Cinque e Seicento della Fondazione verranno inserite nell’attuale percorso espositivo evidenziandone la provenienza, con questo accordo copriamo i buchi sull’Otto e Novecento».

Aufreiter ha una strategia verso eventuali visitatori distratti: «Affinché le persone vedano la raccolta della Fondazione, già catalogata, l’ingresso dei torricini (molto frequentati, Ndr) sarà alla fine di queste sale in modo che tutti le dovranno attraversare. Il comodato si può rinnovare e l’idea è che le opere restino qui in permanenza».

«Un bel colpo per il museo? Lo è anche per noi, replica Cangiotti, che è docente di Filosofia politica all’ateneo urbinate. La nostra raccolta in tre anni a Palazzo Montani Antaldi a Pesaro ha avuto 3.500 visitatori, l’anno scorso la Galleria delle Marche ne ha avuti 200mila e in crescita. Non c’è confronto». Quindi la raccolta va a Urbino perché in museo pubblico? «Abbiamo una vocazione culturale e sociale. Così la valorizziamo, non ce ne spogliamo ma la mettiamo a disposizione di un pubblico più vasto restando nel territorio; mi auguro che potrà restare lì».

Stefano Miliani, da Il Giornale dell'Arte numero 399, agosto 2019


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