A Palazzo Vecchio le invenzioni di Giovanni Stradano

Nel Cinquecentenario della nascita, una grande mostra omaggia il pittore fiammingo lodato da Vasari e antesignano di Walter Benjamin

«Autoritratto con le allegorie delle arti» di Giovanni Stradano. Parigi, Fondation Custodia, Collection Frits Lugt
Laura Lombardi |  | Firenze

Nel cinquecentenario della nascita, Palazzo Vecchio di Firenze dedica fino al 18 febbraio 2023 una mostra a Giovanni Stradano (Bruges, 1523-Firenze, 1605), pittore fiammingo (il suo vero nome era Jan van der Straet) che trascorse molti anni a Firenze, lodato da Vasari per il «buon disegno», i «bonissimi capricci» e il «buon modo di colorire», per le «più strane e belle invenzioni del mondo».

«Giovanni Stradano a Firenze 1523-2023. Le più strane e belle invenzioni del mondo», a cura di Alessandra Baroni, diretta e coordinata da Carlo Francini, responsabile Firenze Patrimonio Mondiale e rapporti con Unesco, e Valentina Zucchi di Muse, riunisce circa 80 pezzi con prestiti da importanti musei italiani e stranieri e da collezioni private, tra dipinti, disegni, stampe, libri, arazzi e strumenti, prediligendo opere nate in seno alla corte fiorentina, sotto il Granducato di Cosimo I e fino al 1574 (Stradano dipinge infatti anche nello Studiolo del figlio di Cosimo, Francesco I).
Un’immagine dell’allestimento della mostra «Giovanni Stradano a Firenze 1523-2023. Le più strane e belle invenzioni del mondo» a Palazzo Vecchio. Foto Nicola Neri. Cortesia MUS.E
La mostra si snoda nel percorso del museo, «diffusa», per così dire, ma scandita in diverse sezioni, a partire dal Salone dei Cinquecento, dove Stradano è chiamato da Vasari quale principale collaboratore per i dipinti del soffitto ma dove sono esposte anche diverse opere, soprattutto grafiche; altri affreschi dell’artista sono segnalati nel percorso nella Sala di Leone X e nel primo andito delle scale (con la festa «Fochi di San Giovanni», patrono della città, raffigurata in accezione molto militaresca).

Le stanze del Quartiere degli Elementi, da quella di Cerere a quella di Giove sono dedicate alla sua intensa attività di cartonista: qui si conferma la grande libertà inventiva e la lungimiranza del fiammingo nel capire il ruolo importantissimo che i suoi disegni avrebbero avuto per la circolazione delle immagini, grazie alle stampe. Antesignano di Walter Benjamin, Stradano non si pone infatti alcun problema di riproduzione e ne coglie la funzione per la comunicazione, potremmo dire, globale. Troviamo così le primissime stampe di Cock realizzate da un celebre stampatore di Anversa, tra cui alcune ormai prive di riferimento ai Medici.
«Caccia all’orso» di Benedetto di Michele Squilli su disegno di Giovanni Stradano. Pisa, Museo Nazionale di Palazzo Reale
Nella Sala di Giove sono invece esposti i dipinti, con alcuni inediti da collezioni private e ritratti, frutto di nuovi studi delle fonti riferite nel catalogo. Una piccola sosta nella Sala di Penelope, con i disegni preparatori al tondo in cui Eleonora è vista come regina di Itaca, annuncia il tema affrontato nella Sala dei Gigli, che conclude il percorso, ovvero la sala dedicata ai viaggi quale fonte di conoscenza, con la serie dei disegni su Odisseo.

Questo tema si intreccia a quello dei «Nova reperta», ovvero le invenzioni dell’età moderna che cambiarono la vita dell’umanità (dalla polvere pirica alla stampa a caratteri mobili, dagli orologi agli occhiali). Alessandra Baroni tiene a ribadire come l’artista si muova «non nel senso della curiosità e delle stranezze eccentriche da Wunderkammer, ma nel verso di un interesse scientifico e perfino tecnologico. Stradano era un positivista ante litteram!».

La cultura di Stradano «pictor celeberrimus» per la sua epoca, si lega alla figura di Luigi Alamanni, membro dell’Accademia degli Alterati, e quelle stampe calcografiche di interesse scientifico e geografico scandiscono un percorso di ridefinizione delle potenzialità del sapere e dei confini del mondo, nel quale assume risalto la scoperta dell’America e la figura di Amerigo Vespucci, ritratto da Stradano non con l’armatura ma con l’abito da gentiluomo.


A evocare l’interesse per altri mondi, sono in mostra anche animali impagliati di specie quali l’armadillo, l’ara, lo struzzo, animale quest’ultimo ben noto a Cosimo I, che infatti è posto davanti a uno degli arazzi della celebre serie delle «Cacce» realizzati per la villa di Poggio a Cajano.
Un’immagine dell’allestimento della mostra «Giovanni Stradano a Firenze 1523-2023. Le più strane e belle invenzioni del mondo» a Palazzo Vecchio. Foto Nicola Neri. Cortesia MUS.E

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