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Mostre

A Mendrisio gli esordi di Le Corbusier

Mario Botta, fondatore dell'Accademia di Architettura, racconta la mostra

Mario Botta. © Nicola Gnesi. Courtesy Fondazione Henraux

L’architetto Mario Botta, fondatore dell’Accademia di Architettura di Mendrisio, parla della mostra «I disegni giovanili di Le Corbusier. 1902-16», curata da Danièle Pauly e allestita fino al 24 gennaio al Teatro dell’Architettura.

Perché avete scelto di fare una mostra sulla gioventù di Le Corbusier?
L’idea nasce da un’iniziativa editoriale degli archivi d’architettura moderna di Bruxelles, in accordo con la Fondazione Le Corbusier di Parigi. La curatrice Danièle Pauly sta ordinando l’opera grafica di Charles-Édouard Jeanneret (1887-1965) detto Le Corbusier, che sarà raccolta in quattro tomi: il primo, già ultimato, è sulle opere giovanili. È un lavoro di grande impegno che richiederà alcuni anni e che abbiamo deciso di supportare anche economicamente come Fondazione Teatro dell’Architettura, con la volontà di rendere pubblico questo percorso artistico ancor prima che venga conclusa l’intera ricerca. Il catalogo dell’opera grafica di Le Corbusier viene ora realizzato dopo la schedatura delle tavole e degli oli già pubblicati negli anni precedenti. Il primo volume mostra, in particolare, l’attività di apprendimento scolastico a La Chaux-de-Fonds di questo giovane pieno di iniziativa e talento.

Come nascono questi primi disegni?

Sono realizzati da un «apprendista» che non sa ancora quale sarà il suo mestiere (deciso dopo il Voyage d’Orient del 1910). L’interesse didattico per l’Accademia di Mendrisio è anche la coincidenza con l’età dei nostri studenti, che possono verificare come il disegno sia una costante del nostro lavoro.

Qual è il messaggio del giovane Le Corbusier?

Far sì che il disegno non sia unicamente una rappresentazione, ma una forma di conoscenza. Charles-Édouard disegna come un biologo che cerca di comprendere come un vegetale fiorisca dalla terra.

Che cosa è importante nella formazione di un artista?

Declinare il proprio sapere con la propria vocazione. Nel caso di Le Corbusier, Charles L’Eplattenier, professore alla scuola d’arte di La Chaux-de-Fonds, è un maestro che partendo dai semplici tracciati schematici e geometrici giunge alla forma espressiva floreale, alla figura umana, al paesaggio. Un’altra figura importante è l’artista-scrittore William Ritter, che dal paesaggio de La Chaux-de-Fonds si sposterà in Canton Ticino (Bissone, Melide) dove muore nel 1955. Sul rapporto di stima (anche nella maturità) fra Le Corbusier e William Ritter è uscito in Francia un voluminoso epistolario.

Come influiscono i viaggi sulla sua carriera?

Il nostro giovane studente è un grande viaggiatore, che cerca un rapporto diretto e personale con la cultura mitteleuropea. Famosi i suoi viaggi del 1907 e del 1910 (Voyage d’Orient) dove la cultura mediterranea (e vernacolare) ispirerà le progettazioni future. Impressionanti per i nostri giovani studenti i disegni d’après dei maggiori pittori italiani (Lorenzetti, Cimabue, Giotto, Piero della Francesca, mosaici di Ravenna) che Charles-Édouard ridisegna con scrupolosa attenzione ai dettagli.

Da dove provengono le opere esposte e qual è il progetto di allestimento?

La maggior parte da collezioni private svizzere, soprattutto la collezione di André Zwahlen (il cui padre, medico, è stato mecenate di Le Corbusier), integrate con opere della Fondazione Le Corbusier.I disegni esposti sono circa un’ottantina, un decimo di quelli presenti nel primo tomo. Alcuni allestiti sullo sfondo colorato delle pareti che richiama la tavolozza dei colori di Le Corbusier. Al secondo piano sono stati posti dei box con una serie di filmati su Le Corbusier, per far comprendere anche al grande pubblico il ruolo artistico fondamentale avuto dal maestro nel XX secolo.

Mariella Rossi, da Il Giornale dell'Arte numero 412, novembre 2020

©RIPRODUZIONE RISERVATA

  • Charles-Édouard Jeanneret (Le Corbusier) di fronte a Le Couvent, dintorni di La Chaux-de-Fonds, 1912. © FLC ADAGP

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