A chi spetta il risarcimento?

Alcuni musei si sono dichiarati contro la campagna pubblicitaria di Pornhub a tema «artistico». Ma è stata davvero presentata una diffida o una richiesta di danni? A quanto pare no.

Un'immagine della campagna pubblicitaria «Classic Nudes» con Cicciolina nei panni di una Venere
Nicolas Ballario |

C’è una storia che mi ha molto divertito e mi piacerebbe capire, alla fine, chi ha diffidato chi. Partiamo dal principio: Pornhub, sito per adulti da più di quaranta miliardi di visite all’anno, ha creato una campagna pubblicitaria chiamata «Classic Nudes», una sorta di visita guidata in audio che suggerisce un percorso dall’approccio «erotico» ad alcuni grandi capolavori di musei come gli Uffizi, il Louvre, il Prado, il Musée d’Orsay, la National Gallery, il Metropolitan.

«Alcune persone pensano che i musei siano noiosi, ma se vi dicessimo che ospitano una inestimabile collezione porno?»: questo era il claim. Vabbé, sul definire «porno» la «Venere di Urbino» di Tiziano o la «Maja Desnuda» di Goya ci sarebbe da discutere, ma lo faremo in un’altra occasione. Soprattutto il Louvre e gli Uffizi si sono molto arrabbiati e hanno annunciato una diffida, che da numerosi organi di stampa nei giorni scorsi sembrava andata a segno.

Incuriosito dai molti giornali che parlavano del ritiro della campagna ho cercato l’avvocato di Pornhub, Luca Di Carlo (conosciuto anche come «l’avvocato del diavolo» per aver affrontato processi molto mediatici in Italia e non solo), che mi ha detto che a loro non è mai arrivata alcuna diffida e le campagne non si trovano più semplicemente perché erano previste per un tempo determinato che si è esaurito.

E allora adesso noi vogliamo sapere: queste diffide sono state fatte oppure no? C’è una richiesta di danni oppure no? Oltre all’audioguida «Classic Nudes», giusto per non farsi mancare nulla, Pornhub ha aggiunto alla campagna una serie di «reinterpretazioni» di grandi classici della storia dell’arte realizzati con pornostar e Cicciolina era stata trasformata nella Venere di Botticelli a luci rosse.

Sapete che cosa mi ha detto l’avvocato Di Carlo? Che una richiesta di indennizzo in realtà c’è, anzi due: la prima è per chiedere un risarcimento contro «l’azione denigratoria di questi musei contro di noi»; la seconda è quella che presenterà per conto di Ilona Staller contro il Louvre, reo, a detta di Di Carlo, di aver esposto negli anni passati la serie «Made in Heaven» di Jeff Koons che immortala in alcune fotografie l’artista con la sua moglie di allora (Koons e Staller sono stati sposati dal 1991 al 1993) senza chiedere a lei alcuna autorizzazione per lo sfruttamento dell’immagine. Non sappiamo come andrà a finire e che cosa sia successo davvero. L’unica cosa certa è che nel mondo dell’arte un «casino» del genere non si vedeva da un po’.

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