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Opinioni

Le attribuzioni populiste di Caravaggio

Il percorso del dipinto «Giuditta e Oloferne», riscoperto in Francia, insegna molte cose

Il dipinto «Giuditta e Oloferne», recentemente attribuito a Caravaggio. © Marc Labarbe

Come si fanno le attribuzioni nell’età dei populismi? Chi le propone? E chi le approva? È sufficiente alzare la mano? Passano a maggioranza? Oppure c’è ancora qualche specialista che osa schierarsi contro la vox populi? La faccenda è piuttosto complessa e comica, insieme. Il percorso del presunto Caravaggio riscoperto in Francia insegna molte cose. Proviamo a metterle in fila.

Nel 2014 una famiglia di Tolosa ha scoperto di avere in soffitta una tela di medie dimensioni (144x173,5 cm) raffigurante «Giuditta e Oloferne». Si è rivolta all’antiquario del posto (Marc Labarde) che a sua volta si è messo nelle mani del parigino Éric Turquin. Quest’ultimo, dopo avere studiato a lungo il quadro, ha annunciato di aver scoperto un nuovo Caravaggio. La notizia si è amplificata rapidamente, com’era prevedibile. Gli esperti si sono schierati su due fronti opposti. C’era chi ci credeva e chi dissentiva. La situazione è apparsa subito molto confusa.

Lo Stato francese, senza saper né leggere né scrivere, ha vincolato il quadro per 30 mesi.
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Simone Facchinetti, da Il Giornale dell'Arte numero 396, aprile 2019

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