Il senso civico di Chiara Frugoni

È scomparsa a Pisa all’età di 82 anni l’accademica e studiosa apprezzata a livello internazionale

Chiara Frugoni
Virtus Zallot |  | Pisa

Mancata a 82 anni dopo una breve malattia, Chiara Frugoni (Pisa, 4 febbraio 1940 – Pisa, 9 aprile 2022) riposerà nel camposanto di Solto Collina, paese sul lago di Iseo dove trascorse tutte le sue estati. Qualche tempo fa si era inutilmente opposta alla distruzione di alcune delle antiche lapidi lì conservate, rammaricandosi non solo per la perdita delle iscrizioni incise a tramandare il ricordo di vite trascorse ma anche per l’indifferenza verso coloro che (nel dolore e talora con sacrifici) ce le avevano affidate.

L’episodio, pur marginale, dimostra la grande sensibilità di Frugoni e ne esemplifica la concezione di Storia, intesa come coro di uomini e donne, di bisogni e sogni, di concretezza e immaginario, di individualità e socialità. Nei suoi molti e fondamentali saggi si è raramente occupata di grandi personaggi, traducendoli comunque in persone. Così per san Francesco, di cui è stata forse la più accreditata studiosa, e di cui ha ricostruito l’eccezionale normalità e l’umanissima santità.

Significativo è il titolo del piccolo ma imprescindibile volume uscito nel 1995: «Vita di un uomo. Francesco d’Assisi». Altrettanto, nel suo recente «Donne medievali», per le illustri protagoniste di cui restituisce la femminilità. Più spesso Frugoni si è dedicata alvissuto collettivo, ai suoi luoghi e oggetti. Anche in questo caso, e citandone soltanto alcuni, i titoli dei suoi libri sono significativi: «Storia di un giorno in una città medievale», «Medioevo sul naso», «Vivere nel Medioevo», «Uomini e animali nel Medioevo» e «Paure medievali».

Suo grande merito è aver immesso nella ricerca storica le fonti iconografiche, di cui ha acutamente indagato significati e funzioni in relazione ai contesti. I titoli di alcuni volumi sono nuovamente indicativi: tra i molti, «La voce delle immagini» (con Alessandro Barbero) o «Medioevo. Storia di voci, racconto di immagini».

Vivace e vivo, a smentire pregiudizi e strumentalizzazioni, il Medioevo di Frugoni è dunque rievocato con attenzione alla Storia minore, secondo il metodo di cui Jacques Le Goff è forse l’interprete più noto, ma anche con commossa partecipazione. Frugoni sosteneva di averlo vissuto a Solto, condividendo la quotidianità e l’immaginario dei contadini al servizio dei nonni. La bambina Chiara lavorava e giocava insieme ai loro figli e, da grande, ancora si rammaricava che la nonna li appellasse «servi».

Visse inoltre il confronto tra famiglia materna, ricca e altera, e la povera ma affettuosa nonna paterna. Forse anche tali esperienze infantili la sollecitarono a sviluppare un forte senso civico e a praticare, negli studi come nella vita personale, una cittadinanza attiva. Lo testimoniano le ricerche dedicate ad alterità ed emarginazione di uomini, vicende e interpretazioni storiche, oltre all’impegno profuso nella divulgazione. Lo studio e la diffusione della cultura era passione condivisa con il primo marito, l’archeologo e storico dell’arte Salvatore Settis, sposato nel 1965.

Illustre Accademica (insegnò Storia Medievale presso le Università di Pisa, Roma e Parigi) e studiosa apprezzata a livello internazionale, Frugoni  è stata autrice di scritti scientifici ma anche di manuali scolastici e di pubblicazioni di gradevolissima accessibilità; ha partecipato a convegni specialistici ma anche a trasmissioni radiofoniche e televisive; ha aderito a illustri manifestazioni ma anche a iniziative promosse da realtà piccole e periferiche; ha lavorato per importanti case editrici ma anche per minuscoli editori.

Ha inoltre sempre esercitato forme di volontariato culturale. Frugoni raccontava il Medioevo con ironia e con il sorriso. Era una persona bella e gentile: nel ricordo di chi l’ha frequentata e nella stima di coloro che l’apprezzano, la terra le sarà lieve.

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