«FLOWER (8350)» (2023) di Sterling Ruby.

© Robert Wedemeyer. Foto cortesia dell’artista e Xavier Hufkens, Brussels

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«FLOWER (8350)» (2023) di Sterling Ruby.

© Robert Wedemeyer. Foto cortesia dell’artista e Xavier Hufkens, Brussels

Un percorso poliedrico da Hufkens

La galleria belga ospita le opere di Sterling Ruby ispirate a temi come la guerra e la pace, la distruzione e la bellezza 


 

Xavier Hufkens propone fino al 16 dicembre un’ampia retrospettiva dedicata ad uno degli artisti contemporanei più poliedrici e ambiziosi, Sterling Ruby. Sono quattro le serie di nuovi lavori esposte, disegni, sculture, dipinti e ceramiche, che forniscono una panoramica della varietà degli approcci e dei media esplorati dall'artista statunitense che si è cimentato anche con la fotografia e il video fino a lanciarsi, nel 2019, anche nella moda, creando il proprio brand e debuttando nella Haute Couture parigina nel 2021. Un artista «touche à tout», direbbero i francesi.

Il titolo della mostra a Ixelles, è «Drowse Murmurs», preso in prestito da una poesia del 1965 di Allen Ginsberg, poeta statunitense scomparso nel 1997, anticonformista e rivoluzionario, che legò il suo nome al movimento della Beat Generation. Di Ginsberg è il famoso slogan «Flower Power», «Potere ai fiori», coniato nel 1965, diventato il simbolo del movimento hippie e dell’azione pacifista in netta opposizione all’intervento statunitense in quella che fu la guerra del Vietnam e che ora ispira Sterling Ruby. 

Nel percorso si ritrovano alcuni temi comuni all’opera di Ginsberg, come la dialettica tra guerra e pace, la distruzione e la bellezza. Al centro della mostra ci sono soprattutto i grandi disegni monocromatici, in inchiostro e grafite, mostrati per la prima volta, e che evocano ragnatele, esplosioni, cicloni. Nelle recenti ceramiche, anche queste esposte per la prima volta, Sterling Ruby indaga il tema del fiore e del quadrifoglio. 

 

 


 

«TURBINE. DRAGON TEETH.» (2023) di Sterling Ruby. Foto Robert Wedemeyern. Cortesia dell’artista e Xavier Hufkens, Brussels

Nato nel 1972 in Germania, in una base americana di Bitburg, da padre americano e madre olandese, Ruby vive e lavora in un immenso atelier di Los Angeles, circondato da una nutrita squadra di collaboratori. I suoi lavori risentono delle origini europee e dell’educazione della Pennsylvania rurale, della sottocultura hippie dei genitori e della dimensione urbana di una megalopoli come Los Angeles. 

Ruby, ritenuto erede di Mike Kelley, di cui aveva seguito i corsi all’Art Center College of Design di Pasadena, come il maestro, fugge da sempre le categorie e abolisce le gerarchie tra arte nobile e popolare. Ha raccolto anche l’eredità colossale del Bauhaus, la scuola d’arte attiva nel contesto storico-culturale della Repubblica di Weimar (1919-1933) che ha fatto dell’artigianato, a lui caro, un’arte. 

La galleria Xavier Hufkens presenta alcune sculture in cui l’artista di Los Angeles introduce l’uso di materiali metallici, dell’alluminio in particolare con cui realizza figure sottili, scheletriche e spettrali, che rinviano alla guerra o, come il recente «Windmill Lange Rust», che ricordano i mulini a vento di Vermeer e Cervantes. Sono esposti anche gli ultimi dipinti della serie «Turbine», tra cui «Turbine Imprecatory Psalms» e «Turbine Dragon Teeth», con fasce di colori e motivi geometrici. 

 

Luana De Micco, 26 ottobre 2023 | © Riproduzione riservata

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