«Autoritratto» (1885) di Sabine Lepsius. © Staatliche Museen zu Berlin, Nationalgalerie /Jörg P. Anders

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«Autoritratto» (1885) di Sabine Lepsius. © Staatliche Museen zu Berlin, Nationalgalerie /Jörg P. Anders

Quando le donne non entravano in Accademia

Alla Nationalgalerie le artiste capaci di arrivare al pubblico nonostante le avversità

Nel 1919 una nuova legge permise per la prima volta alle donne tedesche di iscriversi ai regolari corsi d’arte presso l’Accademia di Berlino. In occasione di questo centenario, l’Alte Nationalgalerie allestisce dall’11 ottobre all’8 marzo la mostra «Lotta per la visibilità. Le artiste della Nationalgalerie prima del 1919», primizia, scoperta e riscoperta di pittrici e scultrici capaci, nonostante infinite avversità, di arrivare al pubblico del loro tempo e di diventare famose, entrando perfino nelle collezioni della Nationalgalerie.

Si festeggia oggi come allora una prima volta: finalmente nel 2019 la Galleria Nazionale tedesca opera una revisione della propria collezione all’insegna della rivelazione di figure d’artista un tempo tanto amate, quanto negli anni a seguire, e soprattutto da metà Novecento in poi, volutamente dimenticate.

La loro sopravvivenza all’oblio degli anni e di un’ignoranza in tal senso manipolata si deve al lavoro indefesso di alcune associazioni di artiste attive da sempre a Berlino nella lotta per il diritto allo studio delle donne, all’esposizione e al mercato delle loro opere. La mostra presenta oltre 60 sculture e dipinti degli anni 1779-1919: a lungo nascosti o dimenticati nei magazzini del museo tornano, restaurati, alla meritata ribalta.

«Autoritratto» (1885) di Sabine Lepsius. © Staatliche Museen zu Berlin, Nationalgalerie /Jörg P. Anders

Francesca Petretto, 10 ottobre 2019 | © Riproduzione riservata

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