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Italiani snaturati

Nata in Inghilterra alla fine degli anni Cinquanta, sbocciata in America nel decennio successivo, la Pop art ha assunto in Italia una declinazione più colta e concettuale, affermandosi, grazie alla Scuola romana di Piazza del Popolo, dopo la crisi dell’Informale. Recentemente oggetto di una rivalutazione critica e di mercato come dimostrano numerose mostre e record d’asta di artisti tra cui Schifano e Rotella, la Pop art italiana ha saputo fondere cultura di massa e icone d’Oltreoceano con una più indigena attitudine politica e tradizione artistica.


A ripercorrere la vicenda è la retrospettiva «Io non amo la natura», organizzata dalla Fondazione Crc e dalla Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino nel Complesso Monumentale di San Francesco, restaurato dall’ente bancario cuneese nel 2011.


Tra le 50 opere esposte fino al 22 ottobre, provenienti dalla collezione della Gam e selezionate da Riccardo Passoni, figura il dipinto di Mario Schifano che dà il titolo alla mostra, un olio su tela del 1964 in cui la rappresentazione del paesaggio è privata di ogni componente naturalistica e restituita attraverso scritte, segni allusivi e schermi bianchi simili a vuoti di memoria. Con lui altri colleghi attivi nella scena romana, da Franco Angeli, che mescola simboli storici e oggetti quotidiani, a Tano Festa, Giosetta Fioroni, Sergio Lombardi, Mario Ceroli e Pino Pascali, i cui dipinti tridimensionali trasformano banali frammenti di corpo in icone sensuali.


Poi Enrico Baj, autore di assemblage ironici dal sapore neodadaista, Piero Gilardi e Michelangelo Pistoletto, due esponenti dell’Arte povera nelle cui opere la cultura di massa fa i conti con lo scorrere della vita e del tempo, e infine, tra gli altri, Valerio Adami, Mimmo Rotella, Aldo Mondino e Ugo Nespolo.

Jenny Dogliani, 07 giugno 2017 | © Riproduzione riservata

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Italiani snaturati | Jenny Dogliani

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