«Senza titolo» (1950) di Carol Rama (particolare). Cortesia di Galleria del Ponte © Archivio Carol Rama

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«Senza titolo» (1950) di Carol Rama (particolare). Cortesia di Galleria del Ponte © Archivio Carol Rama

I volti del Novecento

Suddivisa tra lo Spazio Circolo di Bellano e la settecentesca Villa del Balbianello, una mostra esplora il tema del volto umano attraverso oltre 60 opere di artisti italiani

Dopo l’esordio della scorsa estate, con la mostra «La Scena nell’Arte», che si era tenuta a Bellano e in Villa Carlotta, sull’altra sponda del Lago di Como, ArchiViVitali rilancia anche quest’anno il progetto di mettere in dialogo le due sponde del Lario, così diverse per storia e per tradizioni (il ramo di Lecco, «manzoniano», votato alla manifattura; quello comasco, luogo di delizie e tappa del Grand Tour) e dal 20 luglio al 12 novembre presenta con il FAI-Fondo per l’Ambiente Italiano la mostra «Volti. La pittura italiana di ritratto nel XX secolo», suddivisa tra lo Spazio Circolo di Bellano e la settecentesca Villa del Balbianello, dimora del FAI affacciata sul Lago da una punta boscosa a Tremezzina.

Ideata da Velasco Vitali e curata da Luca Beatrice, la mostra esplora il tema del volto umano attraverso oltre 60 opere di artisti italiani dell’intero ‘900, partendo da Gaetano Previati e giungendo sino alla fine del secolo. Tra i due estremi, opere di Casorati, De Chirico e Savinio, Carol Rama, Merz, Pistoletto, Paolini e poi Ontani, Paladino, Chia, Cucchi, fino a Beecroft e Vezzoli, Arienti, Berruti, Martinelli, Scarpella e altri ancora. Un vero popolo di figure, che a Bellano, nello Spazio Circolo, è allestito a quadreria, mentre nella Villa del Balbianello trova posto negli spazi attigui alla Loggia che corona l’edificio, dove, di fronte a un panorama senza eguali, si trovano le stampe e i libri del suo ultimo proprietario, Guido Monzino (1928-1988).

Imprenditore (suoi i grandi magazzini Standa) e gran collezionista, viaggiatore instancabile ed esploratore (nel 1971 arrivò, primo italiano, al Polo Nord e nel 1973 in vetta all’Everest), dal 1974 Monzino fece di questa villa, voluta alla fine del ‘700 dal coltissimo cardinal Durini, il luogo del suo «otium», circondato da mappe, libri, arredi, oggetti d’arte antica ed extraeuropea e memorie della sua vita avventurosa. Lasciando poi villa e giardino in eredità al FAI. Un luogo spettacolare che ora si apre per la prima volta all’arte del nostro tempo.

«Senza titolo» (1950) di Carol Rama (particolare). Cortesia di Galleria del Ponte © Archivio Carol Rama

Ada Masoero, 18 luglio 2023 | © Riproduzione riservata

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