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I dioscuri americani del Bauhaus

Barr e Johnson migranti del moderno

Come possono un sodalizio artistico e l’amicizia fra due celebri americani del XX secolo diventare un monito per l’Europa di oggi? Friedrich Meschede, direttore della Kunsthalle a Bielefeld, offre una chiave di lettura piuttosto politica della mostra «Partners in Design. Alfred H. Barr Jr e Philip Johnson. Pionieri del Bauhaus in America» (fino al 23 luglio), curata da David Hanks e progettata da Giulia Foscari.

La rassegna arriva in Germania dopo le tappe di Montreal e Boston: paragonando la fuga dal nazifascismo verso l’America di molti artisti europei all’odierna fuga di cittadini del Sud del mondo nel Vecchio Continente, essa invita a riflettere sull’importanza cruciale assunta dal fenomeno delle migrazioni nella storia dell’uomo. Così ad esempio il viaggio in Europa di due giovani americani affamati di modernità ebbe delle conseguenze sostanziali nel panorama artistico internazionale degli anni Trenta: Alfred Barr e Philip Johnson lo trasformarono per sempre, diffondendo negli Stati Uniti con furore quasi messianico i principi del Bauhaus, assurti a vero e proprio programma estetico del primo museo di arte moderna, il MoMA, di cui Barr fu dal 1929 direttore, mettendo Johnson a capo della sezione «Architettura».

La narrazione espositiva a Bielefeld s’impernia sul tributo alla mostra «Machine Art» (New York, 1934), dove la «jewel room» di Johnson è amplificata da un gioco di riflessioni che simulano efficacemente la riproducibilità in serie dell’oggetto di design, presentato tuttavia come un gioiello, un unico sotto teca. Preziosa e unica fu d’altronde l’amicizia che legò i due inseparabili pionieri, finanche vicini d’appartamento, pure così diversi.

La mostra la racconta con oggetti e immagini della loro quotidianità domestica, contrapponendo il nido di impegno civico dei coniugi Barr al «most modern interior in America» del futuro Pritzker Prize. Poi le stanze dedicate a Modern Architecture (1932), Werkbund e Bauhaus, MoMA, Walker Art Center, Detroit Modern Art Institute, con inediti, pezzi e nomi celebri: un’esposizione imperdibile per gli amanti di Bauhaus, nell’attesa delle imminenti celebrazioni a Dessau.

Francesca Petretto, 03 luglio 2017 | © Riproduzione riservata

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