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Gianfranco Ferroni
Leggi i suoi articoliFranco Moschino (1950-1994) è stato un creativo fuori dagli schemi. «Non sono uno stilista», dichiarò nel 1991, «sono un pittore, un decoratore. Non sono l’autore di una nuova era». Semplicemente, per usare le parole di Jeremy Scott, «un pioniere del Surrealismo e dell’umorismo nel campo della moda», un visionario, un programmatore di mode e costumi: nel 1994, l’ultimo anno in cui visse, Moschino lanciò una collezione, Couture, che utilizzava solo tinture e tessuti ecologici. Rossella Jardini, sua storica collaboratrice, ha ricordato che «lui, pioniere anche in questo, credeva che fosse necessario innanzitutto non produrre in eccesso e poi che i materiali, le colorazioni non fossero nocive per l’ambiente. Ma ai tempi trovare cotone organico o materiali certificati biologici era una vera impresa».
A oltre trent’anni dalla scomparsa, dopo monografie e tesi universitarie che sono state dedicate al suo genio, in Valle d'Aosta, nel Forte di Bard, dal 31 ottobre e fino al 14 febbraio 2027 andrà in scena la mostra «Franco Moschino. Ceci n’est pas une exposition», per ricordare quello che venne definito come l’enfant prodige della moda italiana. Anche perché non amava termini come «trasgressivo» e «anticonformista»: studiava l’evoluzione dei comportamenti, le necessità della società, grazie alla capacità di comprendere la forza dei passaggi generazionali e le richieste provenienti dal mondo giovanile. «Non c’è libertà senza caos» è una sua frase che racchiude perfettamente una filosofia di vita: quella di un comunicatore che trova il modo di esprimersi attraverso il linguaggio universale della moda, il vero esperanto degli esseri umani, per condurre battaglie sociali.
L’esposizione presenterà nelle sale delle Cantine un percorso inedito che celebra il genio visionario e ironico di Moschino. Saranno esposte oltre 200 fotografie (lui amava quelle in bianco e nero) accanto ai vestiti più iconici e preziosi materiali d’archivio che, scrivono gli organizzatori, «ripercorreranno la carriera di uno dei più straordinari innovatori del fashion system mondiale, un artista che ha fatto della provocazione, del gioco e del rifiuto dei dogmi accademici la propria inconfondibile firma». Un progetto Forte di Bard con CZ Fotografia e il patrocinio e il sostegno di Adci-Art Director Club Italiano, a cura di Pier Paolo Pitacco, in collaborazione con Catia Zucchetti e con il contributo critico di Giuseppe Mastromatteo.