Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

L'arazzo riproducente l'«Ultima Cena» (particolare), ora conservato nei Musei Vaticani e di recente sottoposto a un lungo restauro

Image

L'arazzo riproducente l'«Ultima Cena» (particolare), ora conservato nei Musei Vaticani e di recente sottoposto a un lungo restauro

Un'«Ultima Cena» in seta e argento

L’arazzo tessuto nelle Fiandre tra il 1505 e il 1510 (su commissione di Francesco, poi re di Francia) che riproduce il capolavoro vinciano

Image

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

È la Sala delle Cariatidi, a Palazzo Reale, a ospitare dall’8 ottobre al 17 novembre la mostra «La cena di Leonardo per Francesco I: un capolavoro in seta e argento», curata da Pietro C. Marani (ingresso gratuito, catalogo Skira), giunta a Milano dopo la tappa ad Amboise, nel Castello di Clos Lucé, ultima dimora di Leonardo.

Cuore della mostra è l’arazzo tessuto nelle Fiandre tra il 1505 e il 1510, su commissione di Luisa di Savoia e del figlio Francesco, futuro re Francesco I di Francia, che (forse su disegno di Bramantino) riproduce l’«Ultima Cena»: una delle prime copie del capolavoro, testimonianza della sua immediata fortuna. Donato nel 1533 a papa Clemente VII, l’arazzo è ora nei Musei Vaticani, da cui esce per la prima volta dopo un lungo restauro.

Con esso sono esposti i ritratti dei committenti e due degli «Arazzi dei mesi» di Bramantino, dal Castello Sforzesco di Milano, in un confronto illuminante con l’arazzo vaticano. A completare il percorso, l’anteprima italiana del film di nove minuti «L’Ultima Cena: il Quadro Vivente» di Armondo Linus Acosta (con Vittorio Storaro, Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo), ulteriore tassello del mito che avvolge da sempre l’«Ultima Cena».

L'arazzo riproducente l'«Ultima Cena» (particolare), ora conservato nei Musei Vaticani e di recente sottoposto a un lungo restauro

Ada Masoero, 07 ottobre 2019 | © Riproduzione riservata

Un'«Ultima Cena» in seta e argento | Ada Masoero

Un'«Ultima Cena» in seta e argento | Ada Masoero