«Arrivo al mare» di Gae Aulenti, allestimento per la 13ma Esposizione Internazionale del 1964

© Triennale Milano - Archivi. Foto: Anciellotti

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«Arrivo al mare» di Gae Aulenti, allestimento per la 13ma Esposizione Internazionale del 1964

© Triennale Milano - Archivi. Foto: Anciellotti

Un mazzo di carte fa rivivere Gae Aulenti

Giovanni Agosti ha ideato per la Triennale di Milano una mostra «anomala, una sorta di scomposizione cubista di frammenti, grandi al vero, del suo lavoro»

All’inizio degli anni Cinquanta fu nella Triennale Milano che la giovane Gae Aulenti (1927-2012) poté muovere i suoi primi passi nella professione. Il 16 ottobre 2012 fu sempre alla Triennale che ricevette la Medaglia d’Oro alla carriera per il contributo fornito all’architettura italiana. Pochi giorni dopo sarebbe scomparsa. E ora è Triennale Milano a dedicarle, dal 22 maggio al 12 gennaio 2025, la mostra «Gae Aulenti (1927-2012)», realizzata con l’Archivio Gae Aulenti e curata da Giovanni Agosti con Nina Artioli, direttrice Archivio Gae Aulenti, e Nina Bassoli, curatrice per Architettura, rigenerazione urbana e città della Triennale. Una mostra sì, ma «anomala», come sarebbe piaciuto a lei che detestava il conformismo. 

Non a caso a idearla e curarla è lo storico dell’arte Giovanni Agosti (Università degli Studi di Milano), che le è stato stretto amico: «Avevo un forte rapporto personale con Gae, spiega Giovanni Agosti, e per lei non volevo una normale mostra d’architettura, difficile da apprezzare per chi non è architetto. Ho pensato allora di creare qualcosa partendo dall’esperienza del “Corridoio rosso” (la ricostruzione del corridoio foderato di libri e quadri di casa Agosti, che è rimasta com’era nel primo ’900, Ndr), che Jacopo Stoppa e Margherita Palli hanno allestito nella XXIII Esposizione Internazionale della Triennale Milano nel 2022: muovendo dai suoi disegni, abbiamo perciò voluto ricostruire dei “fotogrammi” di tanti suoi progetti (case, negozi, metropolitana, sale di museo...) in una sorta di scomposizione cubista di frammenti, grandi al vero, del suo lavoro, che s’incastrano l’uno dentro l’altro». Tutt’intorno sulle pareti, «in un allestimento asettico», scorrono invece i disegni, da cui emergono il suo immaginario e il suo metodo di lavoro. 

Il percorso si apre negli anni Sessanta, con la ricostruzione di quel gioioso, geniale «Arrivo al mare» (un omaggio a Picasso e alle sue «Deux femmes courant sur la plage», 1922, moltiplicate innumerevoli volte) che nella Triennale era stato premiato nel 1964, e si giunge al piccolo aeroporto «San Francesco d’Assisi» di Perugia (2007-11), i contrafforti di uno squillante «rosso Aulenti», in cui volle creare qualcosa di assolutamente riconoscibile, di diverso dagli aeroporti, tutti omologati, del resto del mondo. Il catalogo (Triennale Electa, come gli altri prodotti editoriali) uscirà in autunno ma nel frattempo è stata preparata una guida, con un mazzo di carte disegnate da Giovanna Buzzi: «Sì, un mazzo di carte, conferma Agosti, perché “la Gae” vive attraverso un mondo di relazioni, come e più di altri artisti. In ogni carta c’è un personaggio con cui si ricompone la costellazione delle sue relazioni, da Adriano Olivetti a Marella Agnelli, da Luca Ronconi ai suoi nipotini, o si ricreano dei contesti come la Biennale di Venezia, le vacanze in Umbria, il Friuli dov’era nata. Desideravo che giovani di oggi capissero come le vite di noi che apparteniamo ad altre generazioni siano state vite di intrecci, di relazioni umane». 

Gae Aulenti durante l’incontro del 1994: Architettura «Nel Palazzo delle arti, La nuova Galleria della Triennale». Foto: Pinzauti Manfredo. Archivio fotografico Triennale Milano

Ada Masoero, 20 maggio 2024 | © Riproduzione riservata

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Un mazzo di carte fa rivivere Gae Aulenti | Ada Masoero

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