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Redazione
Leggi i suoi articoliNel 1922 Howard Carter si trova davanti a una delle scoperte archeologiche più celebri del Novecento: la tomba di Tutankhamon, rimasta quasi intatta nella Valle dei Re e destinata a trasformare per sempre l’immagine del faraone bambino. A quella scoperta, al tesoro custodito nella tomba e alla storia che negli anni si è costruita intorno alla cosiddetta «maledizione» è dedicata la mostra «Tutankhamon: La tomba, il tesoro, la maledizione», dal 3 ottobre 2026 al 2 maggio 2027 a Palazzo Belloni, a Bologna. Dopo le tappe di Firenze, Napoli, Padova, Torino, Genova e Cagliari, l’esposizione arriva nel capoluogo emiliano con un percorso che ricostruisce la vicenda della tomba attraverso oltre 100 riproduzioni dei reperti più importanti del tesoro di Tutankhamon. Secondo quanto dichiarato dagli organizzatori, le riproduzioni sono certificate dal Ministero delle Antichità Egizie del Cairo. Il progetto utilizza inoltre scenografie e strumenti immersivi per trasformare la visita in un percorso attraverso la scoperta compiuta da Carter nel 1922.
Il punto di partenza è dunque la tomba. La sua scoperta da parte di Carter ha alimentato per decenni l'immaginario collettivo intorno all’antico Egitto, anche grazie alla straordinaria quantità di oggetti rinvenuti al suo interno. A Bologna quei reperti vengono presentati attraverso riproduzioni che consentono di ricostruire il contesto della scoperta e di avvicinare il pubblico agli elementi che componevano il tesoro funerario del faraone. Il percorso si sviluppa anche intorno alle pratiche funerarie dell’antico Egitto. Una sezione è dedicata alle tecniche di mummificazione e all’imbalsamazione, offrendo un approfondimento su alcune delle procedure legate alla preparazione del corpo per la vita nell’aldilà. La mostra affianca così alla dimensione spettacolare della ricostruzione quella più propriamente divulgativa, inserendo gli oggetti all’interno di un racconto dedicato alla cultura e alle pratiche dell’antico Egitto.
C’è poi la realtà virtuale. Indossando un visore, il visitatore può attraversare virtualmente la tomba e ricostruire l’esperienza della scoperta, fino ad arrivare al momento in cui Carter si trovò davanti agli oggetti custoditi all’interno. L’esperienza riprende anche le celebri «cose meravigliose» che l’archeologo disse di aver visto quando, nel 1922, riuscì a guardare oltre il passaggio che conduceva al tesoro. La componente immersiva viene affiancata da un’attenzione specifica ai diversi pubblici. Per famiglie e bambini il percorso prevede didascalie facilitate e supporti visivi pensati per rendere più accessibili i contenuti; per le scuole sono invece previste visite dedicate con guide qualificate, con l’obiettivo di accompagnare gli studenti nella conoscenza della storia dell’antico Egitto. A dare particolare rilievo all’apertura bolognese sarà inoltre la presenza di Zahi Hawass, archeologo ed egittologo tra i più noti a livello internazionale. Sabato 3 ottobre, giorno dell’inaugurazione, Hawass terrà alle 10 una lectio magistralis al Centro San Domenico, in piazza San Domenico 13. L’ingresso sarà gratuito previa prenotazione. Nel pomeriggio, dalle 15, l’archeologo sarà invece a Palazzo Belloni per il firmacopie del suo nuovo libro «L’uomo con il cappello», disponibile anche nel bookshop della mostra. La giornata inaugurale mette così insieme due momenti distinti: da una parte l’approfondimento affidato a uno studioso che da decenni lavora sulla storia e sull’archeologia dell’Egitto; dall’altra l’esperienza diretta del percorso espositivo, costruito tra riproduzioni, ricostruzioni scenografiche e realtà virtuale.
Installation view «Tutankhamon: La tomba, il tesoro, la maledizione», Palazzo Belloni dal 3 ottobre 2026 al 2 maggio 2027. Credits Carlo Marrazzo.