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Laura Lombardi
Leggi i suoi articoliBenni Bosetto è l’artista scelta per il nuovo appuntamento frutto della collaborazione dal 2021 tra lo IED (Istituto Europeo del Design) e la Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze. Con una ricerca che si articola tra disegno, scultura, installazione e performance, Benni Bosetto (Merate, 1987) giunge a Firenze con «The Ballad of the Blue Kind». Il progetto fiorentino, a cura di Daria Filardo e Martino Margheri, è incentrato sulla solitudine, sebbene, per ossimoro, quel tema «sia stato portato in vita», nota l’artista (diplomata all’Accademia di Brera, un master al Sandberg Institut di Amsterdam, una carriera ormai internazionale e la recente mostra al Pirelli HangarBicocca di Milano), proprio dall’incontro con gli studenti della classe del master in Curatorial Practice dello IED, che hanno partecipato alla realizzazione della mostra, secondo una consuetudine già sperimentata da quell’istituzione.
«La solitudine è un tema urgente, universale, che ci riguarda tutte e tutti, parla del nostro corpo, che lo fa parlare; riguarda le attese, le perdite, i frammenti della nostra vita e coinvolge un sentire universale che non è solo degli esseri umani, spiega Bosetto. Trattare questo argomento ci porta a creare dei corto circuiti intorno a nuove immagini, perfino col rischio di perdersi». La musica è parte integrante del lavoro di Bosetto, che ha scritto le otto canzoni, cardine della performance che avrà luogo per due giorni consecutivi, il 22 e il 23 ottobre, nella sede della Strozzina di Palazzo Strozzi (fino al 23 con ingresso gratuito e prenotazione obbligatoria su palazzostrozzi.org). «La performance è un genere che di solito celebra la collettività, quindi è stato un paradosso introdurlo in un progetto che tratta di solitudine, una dimensione intima e invisibile. Per questo sono ricorsa a dei personaggi che sono dei cliché, delle sorti di piccoli Frankenstein: ciascuno incarna stratificazioni di personaggi diversi, tratti anche dalla letteratura (con a volte precisi rimandi) e i testi poetici che loro recitano, sotto forma di canti, sono frammenti che personificano una solitudine composta da tante solitudini».
Benni Bosetto, «The Ballad of the Blue Kind», 2026, dettaglio della performance, Firenze, Strozzina Palazzo Strozzi. Foto di Sara Sassi OKNOstudio
Solitudini domestiche, evocate da oggetti che sono, insieme alle figure, cardine della scena: un frigorifero, una vasca da bagno, una balaustra, una televisione, o una serie di scatole da regalo generano immagini stranianti, quasi raggelate, ma al tempo stesso venate di dolcezza, di leggerezza e di ironia, nel riferirsi a diverse età e momenti della vita, a stadi diversi di consapevolezza. Ogni teatrino è separato da teli a creare delle sorte di griglie, un leit motiv che si ritrova al Teatro dell’Oriuolo, sede espositiva dello IED dove la mostra prosegue fino al 23 dicembre. «Ho guardato molto alle opere di Agnes Martin, per la quale la solitudine rappresentava proprio una forma di libertà, di scelta, ma anche a quelle di Edward Hopper, aggiunge Bosetto. Non c’è però alcun intento morale, critico o terapeutico nel trattare la solitudine, la solitudine è un argomento aperto. È libera».
Dai tessuti multicolore della Strozzina a quelli al Teatro dell’Oriuolo, che sono dipinti a mano di blu (colore che evoca la spiritualità, ma in una tonalità che rimanda qui soprattutto alla malinconia), dove risuona l’eco degli ambienti narrativi della performance: scopriamo infatti, al di là di quelle cortine, disegni volutamente imperfetti, con sbavature, perlopiù di corpi tracciati in maniera discontinua, molti di questi realizzati in un momento di solitudine dell’artista, costretta a letto e all’isolamento a causa di un virus contratto in un viaggio: figurano appesi al muro e racchiusi dentro un oggetto, una cappelliera, un portascarpe, un porta trucchi e all’interno possiamo trovare posati altri piccoli oggetti, quasi a creare una sorta di piccolo altarino. Frammenti del quotidiano, oggetti semplici, che racchiudono un mondo «tra reale e metafisico» da cui far muovere la nostra immaginazione, regina di tutte le facoltà come scriveva Baudelaire: la sedia posta di fronte a ciascuno di queste «scatole» in cui i disegni sono incastonati, ci invita infatti a calarci in una dimensione contemplativa tutta individuale, accompagnati dalle tracce musicali delle canzoni protagoniste della performance alla Strozzina. Palazzo Strozzi è d’altronde il luogo dov’è in corso la mostra dedicata al tema del frammento, «Broken», col quale il progetto di Bosetto si pone in risonanza.
Benni Bosetto, «The Ballad of the Blue Kind», 2026, IED ex-teatro dell’Oriuolo, Firenze. Foto Sara Sassi OKNOstudio