Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Giovanni Pisano, «Frammenti del monumento funebre a Margherita di Brabante (Elevatio animae)», 1312-1314, Genova, Museo di Sant’Agostino

Foto Scala, Firenze

Image

Giovanni Pisano, «Frammenti del monumento funebre a Margherita di Brabante (Elevatio animae)», 1312-1314, Genova, Museo di Sant’Agostino

Foto Scala, Firenze

Capolavori in frammenti: a Firenze la mostra della scultura spezzata

A Palazzo Strozzi (poi alla National Gallery of Art di Washington) oltre 80 opere dall’Antico Egitto alla contemporaneità illustrano valore estetico, vicende storiche e significati politici e simbolici delle opere spezzate che hanno plasmato la scultura

Apre le porte il 25 settembre (fino al 24 gennaio) la mostra «Broken: il potere del frammento» che, coprendo un arco di tempo amplissimo, dall’antico Egitto alla contemporaneità, indaga il potere del frammento come traccia del passato e forma del presente. Organizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze e dalla National Gallery of Art di Washington, dove avrà una seconda tappa, dopo quella fiorentina, nella primavera 2027, la mostra è curata da C.D. Dickerson, senior curator of European and American art e responsabile del Dipartimento di scultura e arti decorative, nonché direttore del Center for Advanced Study in the Visual Arts di Washington (Casva), e da Andrew Sears, assistant curator of Northern European Paintings, in collaborazione con Arturo Galansino, direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi. Oltre ai sostenitori pubblici (Comune di Firenze, Regione Toscana, Città Metropolitana di Firenze e Camera di Commercio di Firenze), la mostra (catalogo Marsilio Arte) conta sul sostegno di Fondazione CR Firenze, Intesa Sanpaolo, Fondazione Hillary Merkus Recordati e Comitato dei Partner di Palazzo Strozzi.
 

C.D. Dickerson e Andrew Sears, ogni opera frammentaria emana un fascino innegabile e Firenze è una sede particolarmente indicata per una mostra su questo tema, data l’importanza che i frammenti di opere antiche rivestivano per la cultura rinascimentale. I frammenti, tuttavia, sono oggetti contraddittori che incarnano significati e implicazioni, generando diverse reazioni fisiche e psicologiche in chi li osserva. Il frammento racchiude il desiderio dei restauratori e/o degli artisti di colmare ciò che manca, ma anche, al contrario, il desiderio di lasciare intatta la forza espressiva più eloquente proprio di quell’assenza. Questi temi e molti altri vengono affrontati dal punto di vista dei visual studies degli ultimi decenni. In che modo questo approccio si riflette nella mostra?
La mostra adotta un ampio ventaglio di metodologie per mettere in luce i numerosi livelli di significato racchiusi in ogni singolo frammento. In tutta la mostra si compie uno sforzo concertato per toccare il maggior numero possibile di questi approcci. La mostra inizia concentrandosi sui tipi di reazioni psicologiche che i frammenti provocano e sui processi cognitivi che ne stanno alla base. L’obiettivo è aiutare i visitatori a comprendere come un frammento possa talvolta raggiungere un livello di potenza espressiva superiore a quello che la scultura avrebbe avuto se fosse rimasta intatta. Allo stesso tempo, speriamo di mettere in discussione l’idea che le reazioni ai frammenti siano istintive o universali. Osservare i frammenti non è un atto neutro, e ricavarne un significato dipende dalla prospettiva di ogni spettatore, che porta con sé le proprie convinzioni e i propri pregiudizi riguardo alla bellezza, alla perdita e alla completezza. Recenti studi nel campo dei beni culturali hanno inoltre chiarito che trovare un significato in oggetti frammentati o fuori posto è un’impresa eticamente complessa che richiede sensibilità verso le circostanze particolari della creazione, della frammentazione, dello spostamento e della conservazione di un oggetto. Più avanti nella mostra, al visitatore viene chiesto di riflettere più a fondo sulle forze culturali e sociali che nel corso del tempo hanno lasciato così tante sculture frammentate, dall’iconoclastia alla guerra. Il fatto che le azioni degli esseri umani siano all’origine di così tanti frammenti costituisce di per sé una provocazione. Alcune delle opere presenti in questa sezione considerano anche il corollario: così come gli esseri umani sono capaci di distruggere le sculture, sono anche capaci di ripararle o restaurarle. L’ultimo terzo della mostra esamina come i frammenti abbiano rappresentato fonte di ispirazione per artisti e creatori in ogni epoca e luogo. Nel corso della storia, gli artisti sono stati attratti dalla tensione produttiva tra rottura e creazione, esplorando come la distruzione possa essere generativa nelle giuste condizioni. Molte delle opere presenti in questa sezione rispondono direttamente a periodi di trasformazione o sconvolgimento sociale e invitano gli spettatori a riflettere su come i frammenti scultorei offrano modi creativi per rispondere alle sfide e alle complessità del cambiamento.

Il frammento è il risultato del passare del tempo, ma anche di fenomeni quali le catastrofi naturali o la distruzione causata dalle guerre. Qual è la vostra opinione su questo argomento?
La mostra esamina sia la distruzione causata dalla guerra sia quella provocata dalla natura. Ciò ribadisce l’idea che i frammenti siano, in linea di massima, il prodotto di incidenti, ma che gli incidenti (forze al di fuori del controllo umano) possano agire come un artista e creare opere di straordinaria potenza visiva. In un mondo caratterizzato dal cambiamento climatico, la mostra è inoltre costretta a riconoscere che il confine tra guerra e disastri naturali si sta assottigliando. In questo contesto, i frammenti fungono da importante indicatore di cambiamento e da monito.

«Torso di Livorno», I secolo a.C., Firenze, Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Su concessione del Ministero della Cultura - Direzione regionale Musei nazionali Toscana - Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Foto Nicola Salvioli

Antonio Canova «Busto de La Religione», 1815, Possagno, Museo Gypsotheca Antonio Canova. Crediti: Foto Lino Zanesco

L’approccio della mostra va oltre una prospettiva puramente eurocentrica. In che modo questo concetto si riflette nell’allestimento espositivo?
La mostra aspira ad avere una dimensione globale, il che ha rappresentato una sfida a causa delle restrizioni imposte su determinati tipi di prestiti. Non è possibile offrire una panoramica geografica esaustiva di alcun argomento, data la necessità di prestare attenzione alla provenienza e alle modalità con cui le opere d’arte sono entrate nelle collezioni museali occidentali. Per molti versi speriamo che le lacune geografiche nell’allestimento invitino a una riflessione più approfondita sul concetto di «frammentato». I nostri modi di raccontare la storia sono frammentati e discontinui. Alcune culture sono rappresentate principalmente attraverso oggetti segnati dalla perdita, mentre altre rimangono note grazie a opere sopravvissute intatte. In termini di allestimento, la mostra raramente si concentra per lunghi periodi su contesti culturali specifici, con poche eccezioni, come la distruzione causata dalla Prima e dalla Seconda guerra mondiale. L’esposizione mescola invece le aree geografiche in modo che gli spettatori inizino a pensare al di là di momenti o luoghi particolari, orientandosi verso questioni più ampie: le emozioni complesse che i frammenti evocano, le forze naturali e umane che plasmano la scultura, la storia della distruzione e della perdita e il potenziale creativo della rottura esplorato dagli artisti nel corso del tempo.

Quando si parla di frammento, il tema del corpo è centrale: quali opere della mostra illustrano al meglio questo aspetto?
Uno dei punti chiave della mostra è che i frammenti sono opere d’arte a pieno titolo. I frammenti (in particolare quelli che raffigurano parti del corpo) non sono necessariamente «privi» di qualcosa. Al contrario, offrono agli spettatori l’opportunità di riflettere sui molteplici modi in cui i corpi esistono e sulle numerose forme che possono assumere. Nel corso della storia, gli artisti hanno riconosciuto che la frammentazione e la rottura possono accrescere la forza espressiva di una figura e ampliarne il significato. Uno dei pezzi forti della mostra è una statua a grandezza naturale di una donna scarificata, realizzata a Tamtoc, nella regione della Huasteca in Messico, intorno al 200 d.C. Le prove archeologiche suggeriscono che sia stata intenzionalmente smembrata e deposta nei pressi di una sorgente naturale. La scultura offre un esempio significativo di come l’integrità del corpo possa assumere molteplici forme, poiché il suo smembramento era inteso come un atto generativo.

Se Rodin concepiva già le sue opere come frammenti, questa intenzione è sempre più presente nell’arte contemporanea, dove il frammento assume un significato espressivo specifico. Come sono stati selezionati gli artisti contemporanei da esporre?
A causa dei limiti di spazio, non abbiamo potuto essere del tutto esaustivi, ma abbiamo voluto offrire un quadro rappresentativo dei modi in cui gli artisti, a partire da Rodin, hanno affrontato il tema della frammentazione nella loro pratica artistica. Mettere in luce l’eredità di Rodin è stato il primo passo, il che ha comportato l’inclusione di una serie di figure chiave attive a Parigi che hanno lavorato con lui, dopo di lui o in contrapposizione a lui: Camille Claudel, Constantin Brancusi, Alberto Giacometti e Alina Szapocznikow. Molti di questi artisti erano accomunati dalla convinzione che il frammento fosse una forma scultorea in grado di rispondere al contesto della Prima e della Seconda guerra mondiale. La nostra selezione di artisti del dopoguerra e contemporanei prosegue questo tema, con autori come Huma Bhabha, Paul Pfeiffer, Danh Vo e Fred Wilson che utilizzano anch’essi il frammento per confrontarsi con i contesti geopolitici che hanno plasmato la loro pratica artistica. Mentre alcune delle loro sculture sono state concepite fin dall’inizio come frammenti distinti, altre sono state realizzate attraverso atti di rottura.

La mostra, così com’è stata concepita, mira a trasmettere un messaggio?
Tanti messaggi, come spiegato nelle risposte precedenti. Un’idea su cui la mostra torna continuamente è che nella rottura si nasconde qualcosa in grado di ispirare speranza, o almeno una sorta di prospettiva che possa influenzare il futuro in modo positivo.

Robert Gober, «Untitled (Senza titolo)», 1991, New York, Whitney Museum of American Art. Credits Robert Gober, Courtesy Matthew Marks Gallery. Diritti digitali © Whitney Museum of American Art / Licensed by Scala

Laura Lombardi, 19 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

Laura Lombardi

Leggi i suoi articoli

Capolavori in frammenti: a Firenze la mostra della scultura spezzata | Laura Lombardi

Capolavori in frammenti: a Firenze la mostra della scultura spezzata | Laura Lombardi