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Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliÈ lo sguardo verso l’orizzonte, linea mentale prima ancora che geografica, a strutturare «Osservatorio M1», il nuovo progetto di Luca Bertolo (Milano, 1968). Un dispositivo minimo, quasi infantile, che si offre come rifugio e macchina ottica insieme: una cabina mobile in legno, sospesa tra architettura vernacolare e immaginario pittorico, dalla quale osservare un punto fisso, sempre lo stesso, sempre diverso.
L’opera inaugura l’ottava stagione di Hypermaremma e si articola come un intervento itinerante lungo la costa maremmana, trasformando il paesaggio in una sequenza di soglie percettive. Dopo l’apertura del 4 aprile a Playa La Torba fino al 31 maggio (Ansedonia), il lavoro si sposterà tra La Tagliata Etrusca (1 giugno-31 luglio) e la Spiaggia della Puntata a Talamone (1 agosto-31 agosto), tracciando un percorso che è insieme fisico e mnemonico.
La struttura, una cabina su ruote con un mirino orientato unicamente verso l’orizzonte, richiama tanto l’idea di osservatorio quanto quella di riparo. In questo cortocircuito tra visione e protezione si inserisce una riflessione più ampia sulla storia dell’immagine: dall’atto originario del guardare, evocato simbolicamente dal viaggio di Cristoforo Colombo, fino alla tradizione della pittura di paesaggio e dell’architettura come spazio mentale.
Non a caso, l’intervento attiva un dialogo implicito con figure come Caspar David Friedrich, Carlo Carrà e Giorgio De Chirico, ma anche con le tensioni progettuali di Aldo Rossi e le ricerche concettuali di Giovanni Anselmo e Alberto Garutti. L’opera sembra così collocarsi in una linea che attraversa modernità e contemporaneità, fino a sfiorare suggestioni legate a «Victory over the Sun» di Kazimir Malevich.
Il riferimento letterario a Dino Buzzati e al suo Il deserto dei Tartari (1940) introduce infine una dimensione sospesa, in cui l’attesa e la possibilità del cambiamento restano latenti. In questo scenario, «Osservatorio M1» si configura come un invito a rallentare lo sguardo, a sottrarlo alla distrazione contemporanea per restituirgli una funzione primaria: immaginare ciò che ancora non è visibile.