Bozzetto di Breezy G, Roma, 1993

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Bozzetto di Breezy G, Roma, 1993

Scenari postumi al MAMbo

Nel museo bolognese un progetto di Kuśmirowski e diverse generazioni di writer, la videoarte a Ferrara e Bartley al Museo Morandi

Il 27 giugno 1980, alle 20,59, l’aeromobile DC-9 I-Tigi della compagnia Itavia scompare dai radar. Decollato dall’aeroporto di Bologna Guglielmo Marconi, era diretto a Palermo, finché se ne perdono misteriosamente le tracce nel Mar Tirreno, tra le isole di Ponza e Ustica. Le dinamiche e la causa dell’incidente non sono mai state accertate, tra le ipotesi l’abbattimento per errore da parte di un caccia francese, che avrebbe dovuto colpire il MiG su cui volava Gheddafi. Unica certezza gli 81 morti (77 passeggeri e 4 membri dell’equipaggio). Una tragedia che condensa i complessi rapporti tra potere, storia e verità, al centro del progetto «Perso[a]nomalia» di Robert Kuśmirowski, al MAMbo Museo d’Arte Moderna di Bologna dal 21 giugno al 29 settembre. Curata dal direttore del museo, Lorenzo Balbi, con Marinella Paderini, la prima personale italiana dell’artista polacco, celebre per i suoi scenari postapocalittici, organizzata per il 44mo anniversario della strage di Ustica si compone di installazioni ambientali in cui confluiscono elementi visivi e sonori, oggetti quotidiani e tecnologie rétro che trasformano lo spazio in un luogo enigmatico, ostile e ambivalente, un clima di declino con reperti disfunzionali di un’epoca passata dove tra ricostruzioni ufficiali e interpretazioni personali si attende invano giustizia.

Pochi anni più tardi, nel 1984, si inaugurava nella Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna una mostra ispirata agli studi di Francesca Alinovi, «Arte di frontiera. New York Graffiti», la giovane critica d’arte militante vittima nel 1983, a soli 35 anni, di un efferato omicidio. Prima in Europa a studiare Graffitismo e Street art, fu stimata, tra gli altri, da Alessandro Mendini, Renato Barilli, Donald Baechler e Keith Haring (che nel 1984 le dedicò l’opera «Untitled (Painting For Francesca Alinovi)»). «Mi permetto di inviarle un mio progetto di mostra a cui penso da molto tempo (dovrei dire meglio: a cui sono molto affezionata!), scriveva Alinovi nel 1982 al direttore della Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna, Franco Solmi. Tale progetto si riferisce alla nuova situazione giovane americana, quella tanto per intenderci, legata al graffitismo che tanto successo sta avendo a livello teorico e di idee e che non è ancora stata commercializzata (anche se, c’è da giurarlo, lo sarà prestissimo)». La mostra che 40 anni fa portava a Bologna quella spontanea espressione urbana che avrebbe contaminato l’arte ufficiale nei decenni a seguire è all’origine del progetto espositivo curato per il MAMbo da Fabiola Naldi. Intitolato «Frontiera 40 Italian Style Writing 1984-2024», presenta fino al 13 luglio undici teche contenenti i bozzetti su carta di 181 writer italiani appartenenti a diverse generazioni, da Just a Nemo, da Breezy G a Rose. «L’arte d’avanguardia non solo non è morta, ma ha dissotterrato la sua ascia di guerra e batte il tam tam lungo le linee di frontiera di Manhattan: 1982, fuga da New York! L’arte del futuro spia con grandi occhi scuri spalancati sul centro dalla periferia, mescolata coi detriti e le macerie della città degradata, confusa tra i ghetti delle minoranze razziali, nutrita dal sangue caldo della negritudine in via di espansione. Reagan ha donato all’America l’immagine del suo volto plastificato iperrealistico, versione macabra su scala umana di una scultura di Duane Hanson, e gli artisti si sono rituffati sulla realtà e sul sociale», si leggeva nel testo che accompagnava la mostra bolognese di 40 anni fa, capace, ancora oggi, di cogliere appieno la forza dirompente e innovativa di un linguaggio che a Bologna metterà profonde radici integrandosi perfettamente con la città. 

«Vista dal basso» (1988-90) di Maurizio Camerani

Nella vicina Ferrara, intanto, un altro linguaggio profondamente innovativo, quello video, veniva studiato e analizzato tra gli anni Settanta e Novanta nel Centro Video Arte di Ferrara, dipartimento della Galleria Civica d’Arte Moderna, ideato e diretto da Lola Bonora. Era la sola istituzione pubblica comunale italiana a offrire agli artisti italiani e stranieri uno spazio di sperimentazione per il video. A 30 anni dalla sua chiusura, la Project Room del MAMbo ripercorre la sua produzione con video sculture di Maurizio Camerani, Enzo Minarelli e Fabrizio Plessi e con registrazioni di performance e happening (dal 27 giugno al 13 ottobre). 

Un mondo agli antipodi del silenzio di archivi e biblioteche al centro dell’opera dell’artista americana Mary Ellen Bartley, che fino al 7 luglio presenta invece in Museo Morandi la mostra «Mary Ellen Bartley: Morandi’s Books», a cura di Alessia Masi. Ventuno fotografie realizzate a Casa Morandi a Bologna nel 2020 e nel 2022 hanno come soggetto libri e oggetti appartenuti all’artista bolognese, volumi su Corot, Ingres, Piero della Francesca, Rembrandt e Cézanne calati in una dimensione intimista e metafisica, trasformati in composizioni astratte ispirate alle nature morte di Morandi.

«Box, Books and Ca» (2022) di Mary Ellen Bartley

Jenny Dogliani, 19 giugno 2024 | © Riproduzione riservata

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Scenari postumi al MAMbo | Jenny Dogliani

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