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Uno still dal video «Deterrent» di Cyprien Gaillard

Courtesy l’artista, Sprüth Magers e Gladstone Galler

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Uno still dal video «Deterrent» di Cyprien Gaillard

Courtesy l’artista, Sprüth Magers e Gladstone Galler

Quando la musica diventa uno strumento di controllo: Cyprien Gaillard alla Fondazione Prada

Fulcro del progetto è «Deterrent» (2026), film in 35 mm nato da un episodio casuale a Los Angeles: una registrazione del tenore Enrico Caruso diffusa dagli altoparlanti di un minimarket 7-Eleven per allontanare i senzatetto

Alessia De Michelis

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La musica classica come strumento di deterrenza, lo spazio pubblico come territorio sempre più sottratto alla collettività, il paesaggio urbano come risultato del conflitto tra conservazione e consumo. Sono alcune delle tensioni al centro di «Tutti zitti», la mostra di Cyprien Gaillard che Fondazione Prada presenta dal 3 dicembre al 4 ottobre 2027 negli spazi di Osservatorio, in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano.

Fulcro del progetto è «Deterrent» (2026), film in 35 mm nato da un episodio casuale a Los Angeles: una registrazione del tenore Enrico Caruso diffusa dagli altoparlanti di un minimarket 7-Eleven per allontanare i senzatetto. Da questa immagine, Gaillard sviluppa una riflessione sulla trasformazione della musica, patrimonio culturale europeo, in dispositivo di controllo sociale. Il film attraversa periferie, architetture, luoghi sorvegliati e paesaggi urbani, intrecciando arie operistiche, rumori quotidiani e suoni ambientali.

La mostra amplia questa indagine attraverso video, fotografie, disegni, sculture e materiali d’archivio. Tra le opere, «Formation» (2022), dedicata a uno stormo di parrocchetti invasivi a Düsseldorf, e «Mozart morente» (1877-78) di Rinaldo Carnielo, in dialogo con il tema della memoria e della perdita culturale. Inedita anche la serie di frottage «Stiletto Marks» (2026), realizzata sui pavimenti del Teatro alla Scala, da cui provengono inoltre oggetti di scena e arredi trasferiti temporaneamente a Osservatorio.

Il titolo richiama il coro di «Madama Butterfly» di Puccini, presentata proprio alla Scala nel 1904. Non è casuale la scelta della Galleria Vittorio Emanuele II: monumento del progresso e del commercio ottocentesco, rappresenta per Gaillard il luogo emblematico delle contraddizioni della modernità.

Completano il percorso un archivio di Polaroid, oggetti legati a Enrico Caruso e un intervento sonoro concepito per l’ascensore dello spazio espositivo.

Alessia De Michelis, 06 novembre 2026 | © Riproduzione riservata

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