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Luigi Russolo, «Impressioni di bombardamento (Shrapnels e granate)», 1926, Collezione del Comune di Portogruaro

Foto Paolo Toffoli

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Luigi Russolo, «Impressioni di bombardamento (Shrapnels e granate)», 1926, Collezione del Comune di Portogruaro

Foto Paolo Toffoli

Portogruaro celebra Luigi Russolo, che ha saputo dare al colore un’intensità sonora

L’esposizione, ideata per il 140mo anniversario della nascita del maestro futurista e volta ad aprire le celebrazioni per l’ottantesimo della sua scomparsa, sancisce anche il doveroso omaggio della cittadina veneta al suo figlio più illustre in campo artistico

Gianfranco Ferroni

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Con la mostra «Luigi Russolo. Rumorcolori» allestita nel Palazzo Vescovile di Portogruaro, in provincia di Venezia, dal 18 ottobre e fino al 28 febbraio 2027, a cura di Gabriele Simongini in collaborazione con Guido Andrea Pautasso, si vuole ripercorrere attraverso un’ottantina di opere tra oli, disegni, incisioni, mobili e Intonarumori, oltre ad una fondamentale serie di documenti, l’intero cammino artistico del grande futurista nato proprio a Portogruaro. L’esposizione, ideata per il 140mo anniversario della nascita di Russolo (1885) e volta ad aprire le celebrazioni per l’ottantesimo della sua scomparsa (1947), sancisce anche il doveroso omaggio della cittadina veneta al suo figlio più illustre in campo artistico.

L’esposizione, promossa e organizzata dalla Città di Portogruaro-Assessorato alla Cultura, con il contributo di Interreg Italia-Slovenija Beroots (Cofinanziato dall’Unione europea), del Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, con delega anche agli Anniversari di Interesse Nazionale, della Città Metropolitana di Venezia e il Patrocinio Regione del Veneto, è la più importante che si sia mai tenuta nella sua città natale, e vuole restituire grandezza e centralità a Luigi Russolo, potendo oltre tutto vantare l’eccezionale ritorno, sia pur ovviamente temporaneo, in Italia, dopo vent’anni (fu esposto nella grande mostra tenutasi dal 27 maggio al 17 settembre 2006 al Mart di Rovereto), del suo capolavoro più magnetico e misterioso, «La Musica» (1911), opera iconica dello stesso Futurismo, grazie all’eccezionale disponibilità della Estorick Collection of Modern Italian Art di Londra, che ha creduto in questo progetto. Fra i prestiti di notevole importanza museale si segnalano anche «Autoritratto con teschi» del 1908, dal Museo del Novecento di Milano, e «Lampi» del 1910 dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Per l’occasione tornano insieme, dopo decenni, la parte centrale di «Linee-forza della folgore» (1912), conservata a Portogruaro, e il frammento posto in alto a sinistra nella composizione originaria, proveniente da una collezione privata romana, esposto ora per la prima volta da quando è stato ritrovato all’inizio degli anni Duemila. E Simongini, a «Il Giornale dell’Arte», sottolinea che «ancora oggi il meno noto e il più ingiustamente sottovalutato fra i fondatori del Futurismo è Luigi Russolo, pittore, musicista, compositore, inventore degli Intonarumori e filosofo. Eppure, a guardare bene il suo multiforme percorso nell’ambito del movimento marinettiano, Russolo è forse il più sperimentatore in senso ampio, polifonico, avendo creato una sorta di personale intercodice che abbatte i confini fra discipline diverse e che nasce dall’osmosi fra pittura, musica, filosofia, invenzione tecnica. Se una delle qualità più importanti del Futurismo fu quella di creare una osmosi fra i vari linguaggi artistici in modo tale da abbattere le barriere disciplinari, proprio Russolo è uno dei massimi protagonisti di questa compenetrazione non solo fra musica e pittura ma anche con la letteratura, visto che nel suo manifesto “L’arte dei rumori” (1913) stabilisce uno stretto legame fra il suo “suono-rumore” e le parole in libertà marinettiane».

Il titolo della mostra, «Rumorcolori», richiama la particolare dimensione della sua ricerca: il colore non è soltanto materia visiva, ma sembra acquistare una propria intensità sonora, mentre il rumore può essere percepito come una forma di colore, di movimento e di energia. Eccezionalmente in mostra ed esposta per la prima volta in Veneto nel suo insieme, la ricostruzione di Pietro Verardo del 1977 degli Intonarumori andati distrutti nel 1943 sotto le bombe del conflitto, come l’Ululatore, il Gracidatore, il Ronzatore, il Rombatore, il Crepitatore e l’Urlatore. Main sponsor della mostra è Generali con Valore Cultura 10, senza dimenticare l’apporto di San Biagio Prealpi Banca di Credito Cooperativo Gruppo Cassa Centrale, Zignago Holding, Fondazione di Venezia, Dal Ben Leading Vision, Vrc Costruzioni, sponsor tecnico Arte Generali, con la collaborazione di Casa Russolo, Vegal, della Fondazione Musicale Santa Cecilia e dell’Associazione culturale Accordi. Catalogo Moebius.

Luigi Russolo, «La Collina», 1942, Collezione del Comune di Portogruaro. Foto Paolo Toffoli

Gianfranco Ferroni, 06 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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