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Installation view «Michelangelo Pistoletto.FRANCISCUS. Fratello in arte».

Credits Ela Bialkowska – OKNO Studio.

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Installation view «Michelangelo Pistoletto.FRANCISCUS. Fratello in arte».

Credits Ela Bialkowska – OKNO Studio.

Pistoletto ad Assisi, un santo per l’arte

Alla Rocca Maggiore «FRANCISCUS. Fratello in arte» mette in relazione la figura di Papa Francesco con quella di San Francesco e riporta al centro della ricerca di Michelangelo Pistoletto il rapporto fra arte, spiritualità e responsabilità collettiva. la mostra è promossa dal Comune di Assisi, prodotta da Opera Laboratori, in collaborazione con Cittadellarte-Fondazione Pistoletto e Galleria Continua, con il patrocinio della Regione Umbria

A Michelangelo Pistoletto basta un gesto per trasformare una mostra in una domanda sul presente. Ad Assisi, dove la figura di San Francesco continua a essere legata a un’idea di fraternità, cura e responsabilità verso il mondo, l’artista proclama Papa Francesco «Primo Santo dell’Arte». È il punto di partenza di «FRANCISCUS. Fratello in arte», alla Rocca Maggiore fino al 4 ottobre, un progetto in cui una nuova opera si confronta con alcuni nuclei fondamentali della ricerca di Pistoletto.

La definizione di «santo» appartiene qui al linguaggio dell’arte. Pistoletto legge la croce pettorale di Jorge Mario Bergoglio come un «paesaggio spirituale»: l’immagine del pastore che porta sulle spalle l’agnello diventa per l’artista un simbolo di relazione, cura e pace. Da questa lettura nasce la nuova opera e, insieme, la figura del «fratello in arte» – un uomo che ha trasformato la propria visione del mondo in una pratica quotidiana, capace di coinvolgere la dimensione collettiva.

È un’operazione che porta ad Assisi una questione presente da decenni nel lavoro di Pistoletto: che cosa può fare l’arte nella società? La risposta passa attraverso la relazione. Lo specchio, elemento centrale della sua ricerca, mette in rapporto l’opera con chi la guarda e con lo spazio che la circonda. A partire dagli anni Sessanta, quando gli specchi entrano stabilmente nella sua ricerca, Pistoletto utilizza la superficie riflettente per mettere in crisi la distanza tradizionale tra immagine e realtà: nello stesso spazio convivono l’opera, il visitatore e l’ambiente. Chi guarda entra così nel lavoro e ne modifica continuamente la percezione. In «FRANCISCUS» questo principio si estende alla dimensione spirituale e sociale del vivere insieme, facendo della mostra un luogo di confronto tra simboli, culture e religioni.

Il percorso riunisce opere come «Il tempo del giudizio», «conTatto», «Il Terzo Paradiso» e «Le Bandiere delle religioni», insieme a lavori della serie «Segno Arte», dove simboli appartenenti a tradizioni differenti vengono ricondotti a forme geometriche aperte. La Stella di David, la stella islamica, il simbolo induista e quello cristiano entrano così nello stesso sistema visivo. L’operazione riflette una ricerca che Pistoletto porta avanti da anni: utilizzare l’arte come dispositivo capace di mettere in relazione ciò che appartiene a sistemi culturali differenti. Il tema della relazione, nel suo lavoro, riguarda infatti tanto il rapporto fra artista e pubblico quanto quello fra culture, religioni e comunità.

È una direzione che trova una formulazione esplicita anche nella nascita di Cittadellarte, il progetto fondato da Pistoletto a Biella nel 1998 con l’obiettivo di mettere l’arte in relazione con diversi ambiti della società. L'artista ha progressivamente esteso il campo della propria ricerca dalla produzione dell’opera alla costruzione di occasioni di confronto e partecipazione, lavorando sul rapporto tra creatività e trasformazione sociale. «FRANCISCUS» si colloca dentro questa traiettoria e porta la riflessione in un luogo in cui il tema della responsabilità verso l’altro è legato da secoli alla figura di Francesco.

Al centro resta il «Terzo Paradiso», simbolo nato nel 2003 dalla trasformazione del segno dell’infinito attraverso l’inserimento di un terzo cerchio. Per Pistoletto rappresenta l’incontro tra natura e artificio e la ricerca di un equilibrio possibile tra dimensioni che sembrano contrapposte. I due cerchi esterni rappresentano infatti il mondo naturale e quello artificiale, mentre il cerchio centrale introduce lo spazio della trasformazione e della relazione. Il simbolo è diventato nel tempo uno dei segni più riconoscibili della ricerca dell’artista e un dispositivo attraverso cui coinvolgere comunità e territori.

Installation view «Michelangelo Pistoletto.FRANCISCUS. Fratello in arte». Credits Ela Bialkowska – OKNO Studio.

Ad Assisi il Terzo Paradiso assume una particolare forza anche per la relazione con il paesaggio. Dalla Torre Poligonale della Rocca Maggiore è visibile l’opera permanente realizzata nel Bosco di San Francesco, dove il simbolo è stato tradotto attraverso un intervento sul territorio: un grande disegno formato da 121 ulivi, disposti in modo da costruire i tre cerchi del segno. L’opera, realizzata nel 2011, porta quindi la ricerca di Pistoletto fuori dallo spazio espositivo e dentro il paesaggio, rendendo la natura stessa parte del lavoro.

La mostra costruisce così un dialogo tra opere nuove, lavori storici e il paesaggio di Assisi. La Rocca diventa il punto da cui guardare non soltanto alle opere esposte, ma a una ricerca che negli ultimi decenni ha progressivamente spostato l’attenzione dall’oggetto artistico alla possibilità di generare relazioni. Anche la scelta della sede contribuisce a questo passaggio: il percorso si sviluppa in un edificio fortemente connotato dalla storia della città e permette alle opere di entrare in rapporto con un luogo che guarda direttamente al territorio francescano.

È qui che la figura di Papa Francesco entra nel progetto di Pistoletto: attraverso il nome «Franciscus», inciso sulla sua tomba, e attraverso la continuità simbolica con il santo di Assisi. Il pontefice aveva scelto quel nome richiamando esplicitamente San Francesco e ponendo la fraternità, la pace, la cura del creato e l’attenzione agli ultimi tra i temi centrali del proprio pontificato. Pistoletto legge questa continuità dal punto di vista della propria ricerca artistica e la traduce in un nuovo gesto.

«La Santificazione artistica nella Rocca di Assisi unisce quella nuova di Papa Francesco a quella antica del Fraticello di Assisi», afferma Pistoletto. Nel progetto, la santificazione appartiene quindi a una dimensione artistica e performativa, attraverso la quale Pistoletto porta nel proprio linguaggio una figura contemporanea e la mette in dialogo con una delle figure fondative della storia di Assisi.

Anche il contributo di padre Antonio Spadaro, sottosegretario del Dicastero Vaticano per la cultura e l’educazione, si inserisce in questa lettura. Spadaro interpreta Papa Francesco come «fratello in arte» e richiama la relazione tra la croce pettorale portata dal pontefice durante la sua vita e la scelta di lasciare sulla tomba il solo nome «Franciscus». Nel progetto di Pistoletto, questi elementi diventano parte di un sistema di segni che mette in comunicazione la dimensione biografica, quella spirituale e quella propriamente artistica.

La mostra culmina nell’installazione video dedicata alla santificazione artistica di Papa Francesco, trasformando il gesto individuale dell’artista in un atto collettivo. Il pubblico viene così coinvolto nell’opera e diventa parte di una riflessione che attraversa religione, arte e società. Dalla Rocca, intanto, lo sguardo torna al paesaggio: il Terzo Paradiso del Bosco di San Francesco riappare oltre le mura e completa il percorso espositivo. È forse proprio in questa continuità tra l’opera e il luogo che «FRANCISCUS. Fratello in arte» trova la sua immagine più precisa: due figure legate dallo stesso nome, una ricerca artistica che continua a interrogarsi sulla relazione e Assisi come spazio nel quale questi elementi possono incontrarsi.

Installation view «Michelangelo Pistoletto.FRANCISCUS. Fratello in arte». Credits Ela Bialkowska – OKNO Studio.

Redazione, 28 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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