«Persepoli» (2017) di Luca Pignatelli; in primo piano il «Fauno Barberini»

© Staatliche Antikensammlungen und Glyptothek München. Foto: Michael Detter

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«Persepoli» (2017) di Luca Pignatelli; in primo piano il «Fauno Barberini»

© Staatliche Antikensammlungen und Glyptothek München. Foto: Michael Detter

Pignatelli tra i capolavori della Glyptothek

L’archivio iconografico dell’artista milanese in dialogo con le antiche sculture del museo di Monaco di Baviera

Uno dei musei più visitati della Germania, la Glyptothek di Monaco di Baviera, noto per la sua straordinaria raccolta di sculture antiche dal periodo arcaico (IV secolo d.C.) all’Impero Romano (I-V secolo d.C.), dal 17 maggio al 12 settembre ospita oltre una trentina tra lavori realizzati su vari supporti e installazioni inedite di uno degli artisti italiani più apprezzati nel circuito internazionale, Luca Pignatelli (Milano, 1962). La mostra, intitolata «Muse», realizzata in collaborazione con la Galleria Poggiali e con il patrocinio del Consolato Generale d’Italia a Monaco di Baviera, e che è accompagnata da un saggio critico di Corinna Thierolf, mette in stretto dialogo la collezione museale con le opere dell’artista milanese.

Tra queste spiccano le «Muse», volti, mutuati da scultore classiche, dipinti su teloni che si utilizzavano nei magazzini ferroviari. Questi ultimi, una volta giunti, lavorati e dipinti, acquistano nuova vita pur recando memoria del loro precedente utilizzo. Le tonalità verde smeraldo e blu cobalto impregnano le superfici di ogni intervento e costituiscono un trait d’union dell’intero percorso espositivo. Circa il suo stile inconfondibile, che prende a prestito icone antiche per opere contemporanee, l’artista non ha dubbi: «L’arte non può essere continuamente evolutiva, bisogna cercare l’utopia nel passato, insegnamento che ho recepito da un mio grande maestro, Aldo Rossi». La volontà di collegare la misteriosità di opere di una volta a quelle più attuali spingono Pignatelli a scavare nel suo personale «atlante figurativo», sorta di catalogo dell’occidente in cui stralci visivi di differenti epoche si sovrappongono. Questi prendono forma a metà percorso attraverso foto, cartoline, estratti di libri e disegni adagiati su un grande tavolo. La ricchezza di immagini e di richiami rende l’installazione il fulcro della mostra da cui tutto si dipana a partire da un assunto dell’artista: «Il rapporto con il museo è un rapporto epifanico. Attraverso i miei lavori cerco di dare un mio contributo alla visita dello spettatore: cerco in definitiva di ispirare una dimensione spirituale». 

Proseguendo, muse e frammenti visivi tratti dalla storia dell’arte sono giustapposti in monumentali collage che avvolgono le sale dedicate ai Frontoni dei Templi di Atena Aphaia ad Egina. La narrazione, sempre caratterizzata dall’intensa tonalità verde-blu, restituisce un senso di magnificenza assimilabile a quella delle antiche plastiche. Nel creare un ponte temporale tra il passato e il presente, queste opere «[...] tendono a enfatizzare la continuità della tecnica del collage, cioè il metodo, utilizzato per migliaia d’anni, che consiste nel combinare criticamente e creativamente il vecchio e il nuovo [...]», spiega Thierolf nel catalogo. Mentre nella sala VI una dozzina di figure di oltre un metro ciascuna, su carta e tela, rinnovano il rapporto con la storia, tra le opere realizzate sui tappeti una in particolare sorprende per l’accostamento: alle spalle del celeberrimo «Fauno Barberini» un manufatto di grandi dimensioni allude al possibile adagiarsi su di esso del giovane (ebbro) vissuto nel 220 a.C. «Egli mette insieme due concezioni dell’arte tra loro concorrenti: da un lato, mostra la ricchezza di motivi geometrici che domina in Oriente e che nasce da un profondo scetticismo nei confronti dell’immagine figurativa e della rappresentabilità di grandi contenuti sovrumani. Dall’altro lato, la grande linea di sviluppo dell’Occidente, che si concentra proprio sulla rappresentabilità del mondo e trova il suo culmine nella prospettiva centrale e nel punto di vista umano, valide ancora oggi», chiosa ancora Thierolf.

«Testa Femminile, Musa, Eroe, Teschio, Afrodite, Mitridate» (2013-24) di Luca Pignatelli. © Staatliche Antikensammlungen und Glyptothek München. Foto: Michael Detter

Monica Trigona, 15 maggio 2024 | © Riproduzione riservata

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Pignatelli tra i capolavori della Glyptothek | Monica Trigona

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