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Testa femminile raffigurante Thesan/Leucotea. Dal Tempio A di Pyrgi, 350 a.C. ca, Roma, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

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Testa femminile raffigurante Thesan/Leucotea. Dal Tempio A di Pyrgi, 350 a.C. ca, Roma, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

Per gli Etruschi e i Veneti le proprietà dell’acqua erano salutari e benefiche

Nell’Appartamento del Doge di Palazzo Ducale, a Venezia, si compie un viaggio tra approdi e santuari dell’Etruria tirrenica, della costa nord adriatica e dell’area veneta. Una mostra che in un secondo momento arriverà alla Fondazione Luigi Rovati

Veronica Rodenigo

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Acque marine e acque sananti. È questo elemento a fare da trait d’union alla sfidante proposta espositiva dal titolo «Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari» che si apre il 6 marzo al Palazzo Ducale di Venezia (fino al 29 settembre). Settecento reperti (alcuni dei quali inediti), due macrosezioni per la curatela di Margherita Tirelli e Chiara Squarcina, per un progetto che vede coinvolta anche la Fondazione milanese Luigi Rovati dove la mostra approderà il 14 ottobre prossimo per rimanervi fino al 10 gennaio 2027. Il rapporto tra l’uomo e la valenza sacrale attribuita all’elemento acqueo scandisce una doppia narrazione che interessa dapprima la civiltà etrusca e poi il popolo dei Veneti antichi, antecedente la romanizzazione. Un popolo, quest’ultimo, ancora troppo poco narrato (l’ultima esposizione, «Venetkens», allestita a Palazzo della Ragione a Padova, risale al 2013). «Abbiamo considerato la mostra un po’ come un viaggio, afferma Margherita Tirelli, che inizia sulla costa tirrenica con i sacri approdi dell’Etruria, Vulci e Pyrgi e si conclude ad Altino sulla costa nord adriatica. Non dobbiamo difatti dimenticare la presenza di santuari nei porti in cui le divinità venivano ringraziate attraverso ex voto magari in seguito a una navigazione particolarmente perigliosa». Così la nota testa femminile raffigurante Leucotea (350 a.C. ca), protettrice dei naviganti e proveniente dal monumentale tempio A di Pyrgi, ci introduce alla visita. Il racconto incontra poi le acque salutifere di Chianciano, Chiusi e San Casciano dei Bagni che restituiscono elementi scultorei ed esempi di statuaria bronzea accanto a ex voto. In particolare da San Casciano giungono per la prima volta reperti sino ad ora mai esposti al pubblico e appositamente restaurati, emersi negli ultimi due anni di scavo stratigrafico nell’area del Santuario termale etrusco e romano del Bagno Grande. Bronzi alternativi totalmente inediti rispetto a quelli oramai celebri e ora in mostra al Museo Archeologico Nazionale di Aquileia (prorogata fino al 12 aprile). 

Addentrandoci nell’Etruria padana incontriamo Marzabotto con il suo santuario fontile. Un’area rappresentata anche da ceramiche d’importazione come la kylix a figure nere (di produzione ateniese, 520 a.C.) con Achille e Aiace che giocano ai dadi. «Si raggiungono infine Spina e Adria, i due porti etruschi sull’Adriatico, specifica ancora Tirelli. Sebbene in entrambe non sia stata evidenziata la presenza di un santuario, abbiamo deciso d’inserirle comunque data la loro importanza attraverso una serie di reperti che hanno attinenza con il sacro». Lasciati gli Etruschi ci si addentra nel mondo dei Veneti antichi introdotto dal disco bronzeo raffigurante la dea clavigera e rinvenuto a Montebelluna (IV secolo a.C.). La prima area sacra lungo il nostro cammino è Montegrotto, le cui acque salutifere erano sin da allora frequentatissime. Da qui si passa al Santuario di Este della dea Reitia posto nei pressi del guado dell’Adige (che in età preromana attraversava il territorio) con i modelli di tavolette alfabetiche, elementi votivi utilizzati per l’apprendimento della scrittura. Da Este si sale a Lagole di Calalzo, in area dolomitica, con acque atte a cicatrizzare le ferite. Qui la specificità dei manufatti votivi rimanda a lamine in bronzo come quella esemplificativa con figura di guerriero venetico (V secolo a.C.). Infine il racconto ci porta al Santuario di Altino, «dedicato all’omonima divinità, parallelo di Pyrgi in area veneta in cui arrivavano i naviganti e lasciavano i loro doni votivi anche di matrice etrusca, greca e magnogreca, chiude Tirelli. Un santuario internazionale in cui è attestato il sacrificio del cavallo che fonti antiche a partire da Strabone hanno attribuito alla popolazione dei Veneti». «Questa mostra è una concreta opportunità per approfondire e rendere accessibile un tema che può affascinare anche i non addetti ai lavori, aggiunge Chiara Squarcina, cocuratrice e direttrice scientifica della Fondazione Musei Civici di Venezia. Vogliamo che la mostra avvicini il grande pubblico a un mondo che ci riporta alle nostre radici culturali. Abbiamo avuto la fortuna di portare qui i reperti inediti di San Casciano che Fondazione Musei Civici ha fortemente voluto. Si tratta sempre di valorizzare il patrimonio e aprire a nuovi fronti di dialogo, accessibili a tutti. Parlare di archeologia non significa volgersi a uno ieri lontano, bensì è anche parlare di un oggi. È per questo che la mostra chiude con il bellissimo arazzo («We are bodies of water») realizzato dalla Fondazione Bonotto». Filati e fibra ottica che coniugano elementi digitali e sonori, frutto di una ricerca sull’ambiente lagunare veneziano.

Disco bronzeo con figura di divinità, IV sec a.C. Musei Civici di Treviso

Bronzetto raffigurante divinità cacciatrice cd. Eracle da Contarina Museo Archeologico Nazionale di Adria

Veronica Rodenigo, 04 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

Per gli Etruschi e i Veneti le proprietà dell’acqua erano salutari e benefiche | Veronica Rodenigo

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