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Natalia Manta, «TIME: A Faceless Entity» (dettaglio), 2026.

Credits Dimitra Tzanou. Courtesy l'artista.

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Natalia Manta, «TIME: A Faceless Entity» (dettaglio), 2026.

Credits Dimitra Tzanou. Courtesy l'artista.

Oltre l'Occidente. L'identità della Grecia passa attraverso i Balcani, l'Oriente e il Nord Africa

Con «South by Southeast. Reorienting the Collection», il Museo Nazionale d'Arte Contemporanea di Atene riorganizza la propria collezione permanente e propone una nuova lettura dell'identità culturale greca, intrecciando Mediterraneo, Balcani, Vicino Oriente e Nord Africa attraverso le opere di cinquanta artisti internazionali

Bianca Castelbarco Albani

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Per quasi due secoli la Grecia moderna ha costruito la propria identità culturale guardando verso l'Occidente. L'eredità classica, il progetto europeo, l'appartenenza a un'idea di modernità modellata sulle grandi capitali occidentali hanno finito per relegare sullo sfondo un'altra parte della sua storia: quella che attraversa i Balcani, il Mediterraneo orientale, il Vicino Oriente e il Nord Africa. Oggi quel paradigma sembra mostrare le proprie crepe. E proprio da una collezione museale arriva una proposta per ripensarlo.

«South by Southeast. Reorienting the Collection» è infatti il nuovo progetto permanente dell'EMST – Museo Nazionale d'Arte Contemporanea di Atene. Una mostra, o meglio un riallestimento, che segna il passaggio cruciale nella politica culturale dell'istituzione: ripensare l'autopercezione della Grecia attraverso il linguaggio della collezione. Curata da Katerina Gregos e aperta dall'11 giugno negli spazi del museo ateniese, l'esposizione riunisce cinquanta artisti provenienti da oltre venti Paesi, intrecciando opere recentemente acquisite, donazioni e lavori già appartenenti alla collezione permanente. Ma il vero fulcro del progetto non risiede – solo – nella quantità delle opere esposte, bensì nel principio che ne orienta la selezione. Dal 2021, infatti, l'EMST ha avviato una nuova politica di acquisizioni che sceglie di superare i tradizionali canoni occidentali per costruire una collezione capace di riflettere la posizione geografica, storica e culturale della Grecia. Una scelta che si traduce in un diverso modo di raccontare il Paese: non più «periferia» dell'Europa occidentale, ma nodo centrale di una costellazione che comprende l'Europa sud-orientale, il Mediterraneo, i Balcani, la Turchia, il Vicino Oriente e il Nord Africa.

È una presa di posizione che affonda le proprie radici nella storia. Dopo l'indipendenza dall'Impero ottomano, il nuovo Stato greco fu costruito secondo un modello fortemente influenzato dalle grandi potenze europee. Il richiamo all'antichità classica divenne il fondamento dell'identità nazionale, mentre il lungo passato bizantino e ottomano rimase spesso ai margini della narrazione ufficiale. Nel Novecento questa prospettiva si consolidò ulteriormente con l'ingresso della Grecia nella sfera occidentale, dalla NATO all'Unione Europea, rafforzando l'idea di un Paese rivolto quasi esclusivamente verso l'Europa occidentale.

«South by Southeast» invita invece a osservare quella storia da un'altra angolazione. Il titolo stesso, che richiama ironicamente «North by Northwest» di Alfred Hitchcock, suggerisce un cambio di orientamento simbolico. Non si tratta di sostituire un'identità con un'altra né di opporre Oriente e Occidente in una nuova contrapposizione ideologica. Il progetto propone piuttosto di riconoscere la complessità delle relazioni che hanno plasmato la Grecia nel corso dei secoli: una storia fatta di commerci, migrazioni, imperi, guerre, contaminazioni linguistiche e religiose, diaspora e continui attraversamenti del Mediterraneo.

In questo senso la mostra si inserisce in un dibattito che negli ultimi anni ha assunto una crescente rilevanza anche sul piano geopolitico. Il recente volume «The New Byzantines: The Rise of Greece and Return of the Near East» (2025), dello scrittore e giornalista Sean Mathews, descrive proprio una progressiva «svolta verso Est» della Grecia, alimentata dai nuovi equilibri economici e diplomatici del Mediterraneo orientale. Senza rinunciare alla propria appartenenza europea, il Paese starebbe recuperando una rete di relazioni culturali e storiche che per lungo tempo sono rimaste in secondo piano. E l'EMST traduce questa riflessione in una strategia museale, assumendo la collezione come strumento attraverso cui costruire nuove narrazioni.

Il risultato è una geografia artistica che rompe la tradizionale distinzione tra centro e periferia. Il Mediterraneo, il Vicino Oriente e l'Europa sud-orientale non vengono presentati come aree marginali rispetto alla modernità europea, ma come luoghi di produzione culturale, elaborazione critica e sperimentazione artistica. È una prospettiva che si allontana dall'idea di una storia dell'arte organizzata secondo un unico asse occidentale per restituire spazio a una pluralità di traiettorie, connessioni e genealogie.

Anche la selezione degli artisti riflette questa impostazione. Accanto a figure storiche come Jannis Kounellis, Chryssa e Lynda Benglis, la mostra riunisce alcune delle voci più significative della scena internazionale che hanno fatto della memoria, della migrazione, del postcolonialismo e delle identità ibride il centro della propria ricerca. Sono presenti, tra gli altri, Mona Hatoum, Michael Rakowitz, Walid Raad, Lawrence Abu Hamdan, Akram Zaatari, Adrian Paci, Gabriel Orozco, Bouchra Khalili ed Emily Jacir. Pur provenendo da contesti differenti, questi artisti condividono un interesse per le storie di attraversamento, per le eredità dei conflitti, per le trasformazioni dei confini politici e culturali e per la costruzione di memorie collettive che sfuggono alle narrazioni nazionali tradizionali.

Le opere affrontano temi come la guerra, l'esilio, le migrazioni forzate, le identità diasporiche, il rapporto tra memoria personale e storia collettiva, le eredità del colonialismo e le tensioni che attraversano oggi il Mediterraneo. La mostra evita però di trasformare queste questioni in un «semplice» racconto geopolitico. L'obiettivo è piuttosto mostrare come tali esperienze costituiscano il tessuto stesso di una regione definita, da sempre, dalla circolazione di persone, idee, lingue e culture.

Il progetto assume un significato particolare nel contesto attuale. Dopo la crisi economica, gli anni delle migrazioni nel Mediterraneo, la ridefinizione degli equilibri europei e le nuove guerre che attraversano il Medio Oriente, la posizione della Grecia è tornata al centro delle dinamiche internazionali. Porta d'accesso all'Europa, luogo di transito, spazio di incontro ma anche di tensione, il Paese occupa oggi una posizione che rende sempre più difficile leggerne l'identità esclusivamente attraverso una prospettiva occidentale. «South by Southeast» risponde a questa condizione proponendo una narrazione alternativa, fondata sulle connessioni anziché sulle separazioni, sulle relazioni piuttosto che sui confini.

In questo senso il progetto dell'EMST supera la dimensione espositiva. La collezione diventa uno strumento critico attraverso cui interrogare il ruolo dei musei nazionali nel XXI secolo. Se per lungo tempo queste istituzioni hanno contribuito alla costruzione delle identità statali, oggi sembrano chiamate a confrontarsi con società sempre più plurali, caratterizzate da memorie condivise e appartenenze multiple. Ripensare una collezione significa allora ripensare anche le categorie con cui si racconta una comunità. L'EMST sceglie di abbandonare uno sguardo occidentale ereditato per adottare una prospettiva situata e relazionale, capace di riconoscere la Grecia come parte integrante di una complessa ecologia culturale mediterranea. È un gesto che non riguarda soltanto Atene. Molti musei europei stanno infatti riconsiderando le proprie collezioni alla luce delle questioni postcoloniali, delle migrazioni e della crescente multipolarità del mondo contemporaneo. Ma il museo greco suggerisce una possibilità diversa: non riscrivere «semplicemente» il canone, ma cambiare il punto di osservazione da cui quel canone viene guardato.

Lucia Tallová, «Από την σειρά Unstable Monuments», 2023. Courtesy l'artista, Zilberman Gallery, Berlin, Germany e Tomas Umrian Contemporary Gallery, Bratislava, Slovakia.

Bianca Castelbarco Albani, 27 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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