Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Samantha De Martin
Leggi i suoi articoliCon in mano una candela, nell’altra un mazzo di fiori, «Marie Thérése», la guerriera silenziosa di Kiki Smith, dirige, dal primo piano della boutique Bvlgari, l’orchestra di «Corpi di luce» che anima la storica sede romana di via Condotti. Alle sue spalle, la luce radente che fende le agavi immortalate in Messico dalla giovanissima fotografa Federica Belli, classe 1998, riduce la presenza umana a traccia. La luce è il leitmotiv che, fino al 4 ottobre, guida lo sguardo degli ospiti dello storico flasgship store, aperto nel 1905 dal fondatore Sotirio Bvlgari, tra 15 opere della Collezione Giuseppe Iannaccone in dialogo con le creazioni del gioielliere romano, che da sempre fanno di questo elemento la loro grammatica di rifrazione e durata. La mostra che abbraccia una selezione di opere d’arte contemporanea è il frutto della collaborazione tra la Fondazione Iannaccone e la Maison, a sostegno dell’arte e della creatività. «Questa è la seconda mostra realizzata assieme alla Fondazione Bvlgari dopo l’esposizione in via Montenapoleone a Milano, spiega Giuseppe Iannaccone. Abbiamo accolto con entusiasmo l’opportunità di una mostra nella storica boutique romana. La nostra operazione per prima cosa rinsalda l’amicizia tra la Fondazione Iannaccone, la Fondazione Bvlgari e Bvlgari, portando l’arte in uno spazio diverso, abitato dal lusso. D’altra parte, compito della Fondazione è quello di diffondere l’arte dove meno te lo aspetti. Anche nell’effimero è possibile trovare un angolo di umanità e cultura e Bulgari ha mostrato sensibilità nell’accogliere questo connubio ideale tra lusso e arte».
Negli spazi di via Condotti, declinata nelle sue diverse accezioni, la luce attraversa le opere, parte di un percorso che non segue un ordine preciso, ma si apre a tutte le interpretazioni possibili. Se nella fotografia di Tyler Mitchell la luce restituisce la sensazione di libertà, priva di enfasi, di una famiglia nel parco, in «Infinite Mimesis» di Federica Belli la luce estrae la presenza umana dalle piaghe di una materia in continua trasformazione. Sempre la luce trasforma i crisantemi giapponesi di Roberto De Pinto in una presenza vibrante, conferisce ai colori, già brillanti, di Raqib Shaw l’aspetto di un microcosmo fiabesco, per diventare presenza ambigua che trasforma il corpo di Cindy Sherman in una maschera che oscilla tra esposizione e fragilità. I lavori della Collezione Iannaccone suggeriscono che la luce può anche tessere uno spazio di solitudine che accentua il senso di raccoglimento, come accade nell’intimo «Window 2», in cui Caleb Hahne Quintana traduce in acrilico e olio su tela il ricordo trasognato del suo Messico.
Ma soprattutto la luce restituisce percezioni. Come di fronte a «Lisbon #5» di Federica Belli, in cui l’acqua agisce direttamente sull’immagine lasciando la propria traccia sulla carta fotosensibile Fujiflex. Una notte di luna che sorge nel cielo di Lisbona diventa così un campo blu in cui sembra di nuotare. La stessa luce che si carica di un’ambiguità teatrale nell’opera «Doomed Little Things» di Karen Kilimnik, si traduce in silenzio nel grande mare di Piero Guccione, l’artista di Scicli che invita nella spiaggia di Sampieri a prendere parte del suo sogno dipinto interrotto da un raggio. La luce attraversa lo spazio raccolto e contemplativo di Francesco Gennari, protagonista assieme a Federica Belli, della «sala Taylor», l’iconico spazio dove l’attrice Elizabeth Taylor amava intrattenersi durante le pause dei set cinematografici, e ancora oggi cuore pulsante della boutique.
«La mostra, spiega Daniele Fenaroli, cocuratore della Collezione Giuseppe Iannaccone, si origina da un tema semplice, la luce che dà vita. E in questo titolo si nasconde ciò che ognuno di noi è chiamato a essere». Con attività che spaziano dalla valorizzazione del patrimonio artistico all’organizzazione di progetti culturali, la Fondazione Giuseppe Iannaccone ETS promuove iniziative improntate a finalità sociali con l’obiettivo di trasformare l’arte in strumento di promozione della diversità e di confronto sui temi più attuali della società moderna. A dirigerla, assieme a sua moglie Alessia, è Giuseppe Iannaccone, che abbiamo intervistato.
La mostra accoglie molti giovani artisti, da Federica Belli a Roberto De Pinto. Che ruolo ha la Fondazione nella scelta e nella valorizzazione dei talenti?
Vogliamo valorizzare i giovani. È il nostro primo obiettivo. Ancora prima della nascita della Fondazione ho sempre finanziato le mostre dei giovani artisti realizzate all’interno della mia collezione, perché questo mi permetteva di mettere a confronto il giovane con l’artista già affermato. Quando ero studente di Giurisprudenza e volevo fare pratica legale era difficile che qualcuno mi prendesse. Ho sempre proposto nel mondo dell’arte contemporanea tanti giovani artisti sconosciuti e con questo metodo, esaltato poi dalla Fondazione, ho avuto l’orgoglio di portare un’artista come Iva Lulashi, che ha esposto con me per la prima volta nella sua vita, alla Biennale, con un intero padiglione affidato a lei (il Padiglione Albania alla Biennale di Venenzia 2024, Ndr).
Come nasce la passione di un giovane avvocato per l’arte?
Quando ero un giovane praticante ho iniziato a lavorate nello studio di un avvocato, l’unico che avesse accettato di accogliermi. Aveva uno studiolo pieno di dipinti e io ero innamorato di quel contesto così familiare. Gli volevo bene e quei quadri erano il calore nel quale lavoravamo. Quando lui è mancato, una volta diventato procuratore legale, ho ripreso in affitto quello studio ormai vuoto, ho ricomprato i dipinti dai nipoti e da lì ho cominciato a rendermi conto che l’arte era un elemento che mi avrebbe accompagnato in futuro. Adesso la mia collezione conta svariate centinaia di opere.
Qual è stata la prima opera che ha acquistato?
Ero un giovane procuratore legale e non avevo abbastanza soldi per acquistare Scipione, la mia grande ambizione. Così ho cominciato con un pezzo di suo nipote, Claudio Boniche, la «Sirena ferita raccolta da un fauno.
Dopo la mostra da Bvlgari quali sono i prossimi appuntamenti della Fondazione?
Vogliamo sviluppare un progetto con i ragazzi di San Patrignano, ambiente al quale mi sento legato. I ragazzi dipingono e vorremmo organizzare qualcosa che offrisse loro la possibilità di diventare, perché no, artisti.
Una veduta di «Corpi di luce» presso la boutique Bvlgari di Roma. Courtesy Bvlgari Italia