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Il Padiglione dell’Azerbaigian alla Biennale di Venezia presenta «The Attention» di Faig Ahmed, curata da Gwendolyn Collaço. La mostra unisce tappeti tradizionali e tecnologie avanzate, creando un ambiente immersivo tra tradizione e innovazione
- Redazione GdA
- 30 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
Faig Ahmed, «I can contain both worlds but I do not fit into this one» (parte dell'installazione), 2026.
Courtesy of Faig Ahmed Studio.
Misticismo islamico e scienza quantistica per la trama dell’Azerbaigian in Biennale
Il Padiglione dell’Azerbaigian alla Biennale di Venezia presenta «The Attention» di Faig Ahmed, curata da Gwendolyn Collaço. La mostra unisce tappeti tradizionali e tecnologie avanzate, creando un ambiente immersivo tra tradizione e innovazione
- Redazione GdA
- 30 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
Redazione GdA
Leggi i suoi articoliL’attenzione intesa come pratica di «orientamento» in un contesto segnato da sovraccarico informativo e instabilità percettiva è il punto di partenza del Padiglione dell’Azerbaigian alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia. Da questa premessa prende forma The Attention, mostra personale di Faig Ahmed a cura di Gwendolyn Collaço, allestita a Campo della Tana (Castello 2124/A–2125).
Il progetto riunisce nuove opere dell’artista, noto per l’uso di tecniche tradizionali di tessitura dei tappeti rielaborate attraverso distorsioni e integrazioni tecnologiche. La mostra, realizzata dalla Heydar Aliyev Foundation con il supporto del Ministero della Cultura della Repubblica dell’Azerbaigian, dell’Ambasciata in Italia e dell’Azerbaijan National Carpet Museum, si sviluppa come un ambiente immersivo articolato in una sequenza di spazi interconnessi.
Inserito nella cornice curatoriale «In Minor Keys» di Koyo Kouoh, il padiglione propone una modalità di fruizione basata su lentezza, ascolto e riduzione del rumore esterno, in cui elementi sonori, materiali e ritmici guidano l’esperienza. Il riferimento al pensiero di Imadaddin Nasimi (1369–1417) e alla tradizione hurufita introduce una visione del mondo come sistema di segni da interpretare attraverso l’attenzione. Su questa base, Ahmed integra elementi della fisica quantistica e modelli informazionali della realtà, costruendo un dialogo tra dimensione storica e contemporanea.
Elemento centrale della mostra è il tappeto, qui inteso come struttura simbolica e campo di codificazione. L’installazione site-specific «I Can Contain Both Worlds but I Do Not Fit Into This One» attraversa l’intero percorso espositivo, collegando gli ambienti in un sistema continuo. Accanto alle tecniche tradizionali, l’artista utilizza tecnologie avanzate, tra cui un generatore quantistico di numeri casuali. Nell’opera «Entropy Altar», questi processi introducono variazioni non predeterminate, contribuendo allo sviluppo dell’installazione. La mostra mette in relazione l’impostazione hurufita, basata su un universo codificato, con la visione della fisica quantistica, che descrive la realtà come probabilistica e relazionale, proponendo una riflessione sulle condizioni contemporanee di complessità e incertezza.
Faig Ahmed a Venezia, 2026. Courtesy of Faig Ahmed Studio.