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Stefano Luppi
Leggi i suoi articoli«Che cos’è la fotografia, qual è il rapporto tra vero, verosimile e falso oggi nelle immagini e in quali modi si possono vedere e trattare i documenti fotografici?»: sono alcune delle fondamentali domande che si pone il fotografo Mishka Henner (Bruxelles, 1976) in occasione della sua prima mostra personale in Italia, «Seeing is Believing. Vedere per Credere», organizzata a Palazzo Santa Margherita dalla Fondazione Ago, visibile dal 6 marzo al 3 maggio. La curatrice Chiara Dall’Olio ha selezionato 25 lavori inediti dell’autore che, utilizzando le tecniche moderne, compresa l’Intelligenza Artificiale, esplora il ruolo dell’immagine fotografica e tutti i sistemi intellettivi che essa genera nella contemporaneità. Questo approccio ha spinto l’autore a interrogarsi sul livello di credibilità di immagini fasulle capaci di mettere in crisi il legame tra realtà e immagine, che al momento della nascita della fotografia nella prima metà del XIX secolo pareva indissolubile.
Lo fa attraverso quattro sezioni, due composte da un’unica opera e due con serie dedicate rispettivamente a episodi biblici del Vecchio e Nuovo Testamento e a ritratti di santi odierni ispirati da icone dei secoli XIII e XIV. «Una ventina di anni fa, spiega Henner, la scoperta di alcuni fotografi, come l’americano Robert Adam (Orange, 1937), ha letteralmente cambiato il mio approccio all’arte grazie alla fotografia documentaristica. Fino ad allora pensavo che la realizzazione artistica fosse pura espressività dell’artista con il “posizionamento” delle sue emozioni sulla tela, ma ho compreso che l’arte e la fotografia possono esprimere tanto di più con un approccio sociologico, ad esempio. Per quanto riguarda i mezzi tecnici, a volte mi chiedo che senso abbia studiare ancora fotografia, visto che tutti siamo dotati di un cellulare in grado di produrre immagini, ma poi ripenso al fatto che nel corso dei secoli l’essere umano ha sempre fatto ricorso alle immagini. Anche la pittura ha via via utilizzato i materiali e le tecniche a disposizione. Per cui ho pensato di poter utilizzare anche l’Intelligenza Artificiale, perché la sola cosa che conta è il modo in cui interpretiamo le immagini che abbiamo davanti. Sarebbe sciocco rifiutare a priori l’AI, che invece permette di disvelare tante cose: del resto, il fuoco serve a cucinare cibi, dunque a vivere, ma può anche uccidere. Però, ammetto di essere rimasto interdetto quando, recentemente, mio figlio di 9 anni si è detto contrariato dal mio utilizzo dell’IA».
La prima sezione è composta dall’installazione «The word», un filmato della durata di 4 ore e 19 minuti che riporta in loop 1.418 definizioni italiane che iniziano con le parole «la fotografia è», interamente riprodotte anche in un libro d’artista che accompagna la mostra (Danilo Montanari Editore, Ravenna, 14 euro al bookshop): «Prima di incontrare qualsiasi immagine, continua Henner, si inizia con il linguaggio, le sue contraddizioni, i suoi rituali, ossia tutto ciò che caratterizza il terreno instabile su cui si fonda la nostra fiducia nelle immagini». La seconda sezione, «The Relic/La reliquia» rende contemporanei attraverso l’uso della fotografia Polaroid, poi corrosa mediante acidi e limone, 14 episodi biblici, 13 del Vecchio Testamento e l’«Ultima cena» del Nuovo, interpretata come una rimpatriata tra compagni in un’osteria: «Da un lato, dice l’artista, si dà credibilità a una immagine fotografica, dall’altro se ne conosce la possibilità di alterare o addirittura falsificare la realtà. Dopo avere sottoposto a processi di invecchiamento chimico le fotografie con episodi biblici, le abbiamo esposte in teche, aumentando così il loro potere “storico” e spirituale. In questo modo si può riflettere sul potere evocativo della fotografia, fortemente elevato se le immagini portano i segni del passato seppure falso». La terza sezione, «The Icon/l’icona», ritrae alcuni santi desunti da antiche icone, attualizzandoli e fornendoli di una dimensione più umana e meno ieratica, mentre nell’ultima sezione, dal lato opposto del salone rispetto alla prima, posizionata in «cannocchiale», è allestito «The light (new light)», video che alterna con estrema lentezza tutta la gamma dei colori digitali, oltre 16 milioni di sfumature che si susseguono: «È la luce che accomuna ogni immagine fotografica, che sia analogica, digitale, generata da un computer, ogni fotografia nasce da un impulso luminoso», conclude l’artista belga.
Mishka Henner, «La moglie di Lot trasformata in una statua di sale», 2026