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Il Vietnam partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia con il padiglione «Vietnam: Arte nel flusso globale», curato da Ma The Anh e Do Tuong Linh, dedicato alla tradizione materiale e alla lacca come linguaggio artistico
- Redazione GdA
- 30 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
Le Hiuu Hieu, Corpus di opere «Baco da seta».
Migliaia di bachi da seta ricamano la prima volta del Vietnam in Biennale
Il Vietnam partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia con il padiglione «Vietnam: Arte nel flusso globale», curato da Ma The Anh e Do Tuong Linh, dedicato alla tradizione materiale e alla lacca come linguaggio artistico
- Redazione GdA
- 30 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
Redazione GdA
Leggi i suoi articoliPer la prima volta il Vietnam partecipa ufficialmente alla Biennale d’Arte di Venezia con il padiglione «Vietnam: Arte nel flusso globale», ospitato a Ca’ Faccanon (Calle delle Acque, San Marco 5016).
L’iniziativa, promossa dal Ministero della Cultura, dello Sport e del Turismo del Vietnam, segna l’ingresso del Paese nel circuito espositivo internazionale della manifestazione. Il progetto è affidato al commissario Ma The Anh e alla curatrice Do Tuong Linh, con la partecipazione di dieci artisti: Le Huu Hieu, Nguyen Thanh Chuong, Doan Thi Thu Huong, Bui Huu Hung, Le Hoang Nguyen, Trinh Tuan, Dinh Van Quan, Nguyen Truong Linh, Trieu Khac Tien e Le Nguyen Chinh. Il padiglione si presenta come una selezione di pratiche legate alla tradizione materiale vietnamita, in particolare alla lavorazione della lacca, qui intesa come dispositivo linguistico oltre che tecnico. Le opere insistono su processi di stratificazione, tempi lunghi e costruzione manuale dell’immagine, con un uso esteso di pigmenti naturali e materiali organici.
Accanto alla produzione in lacca, il progetto include il corpus «Baco da seta» di Le Huu Hieu, che presenta installazioni e sculture di grande scala realizzate con legno di giaca, metalli e superfici trattate con tecniche tradizionali. Il lavoro si concentra su una rielaborazione della storia in chiave non lineare, attraverso figure collettive e forme monumentali. Elemento distintivo dell’intervento è l’impiego di bachi da seta vivi all’interno delle installazioni, utilizzati come parte del processo di generazione della materia tessile. Il dispositivo introduce inftati una componente biologica che incide direttamente sulla configurazione delle superfici. Il progetto si sviluppa poi all’interno di un allestimento essenziale, costruito su rapporti di luce, vuoto e ripetizione, con una forte riduzione degli elementi scenografici.