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Matteo Mandelli, «Cyber Carpet 707H»

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Matteo Mandelli, «Cyber Carpet 707H»

Matteo Mandelli rifiuta l’accelerazione e rivendica la permanenza

In un sistema che premia il continuo mutamento, l’artista, in mostra a Milano, sceglie di lavorare sugli stessi nodi, riaprendoli e approfondendoli con ostinazione, cercando non la novità ma la precisione

Alessia De Michelis

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A Milano, negli spazi di Vetra Navigli dal 26 marzo, «Consistency» restituisce la pratica artistica di Matteo Mandelli, che rifiuta l’accelerazione e rivendica la permanenza. Più che un titolo, è una dichiarazione di metodo. In un sistema che premia il continuo mutamento, Mandelli sceglie di lavorare sugli stessi nodi, riaprendoli e approfondendoli con ostinazione, cercando non la novità ma la precisione.

Il percorso espositivo, a cura di Giacomo Nicolella Maschietti, attraversa i principali nuclei della sua ricerca. Nei «Cybercarpets», tappeti persiani innervati da circuiti elettronici, il tempo lento dell’artigianato incontra la velocità del digitale in una tensione che evita ogni nostalgia per farsi ibridazione. Con «Il Confessionale (AI)», l’artista introduce un dispositivo in cui l’Intelligenza Artificiale diventa interlocutore intimo, trasformando l’algoritmo in uno specchio ambiguo e disponibile. Nei «Fiori sintetici», immagini generate emergono da elementi naturali, radicando l’irreale nel reale.

Al centro resta il gesto forse più emblematico: quello di «The Contact», dove schermi digitali vengono incisi e aperti. Un’azione che richiama inevitabilmente il taglio spaziale novecentesco, ma traslata nel presente: non più la tela, bensì il display. Qui il taglio non è distruzione, ma apertura, tentativo di restituire profondità a superfici pensate per il consumo.

Il rapporto con la tecnologia si configura così come un dialogo critico, sospeso tra fascinazione e diffidenza. Mandelli non aderisce né rifiuta: osserva, usa, mette alla prova. La sua ricerca tiene insieme opposti (organico e artificiale, umano e digitale) senza risolverli.

Questa coerenza affonda le radici in un percorso biografico non lineare, tra impresa e viaggi internazionali, fino alla scelta definitiva dell’arte. Da lì, una pratica quotidiana, quasi fisica, costruita nel tempo. «Consistency» rende visibile proprio questa continuità: una forma di resistenza silenziosa che oggi appare sorprendentemente radicale.

Matteo Mandelli, «Fioriture Sintetiche di Sintetica Collective»

Alessia De Michelis, 24 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

Matteo Mandelli rifiuta l’accelerazione e rivendica la permanenza | Alessia De Michelis

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