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Luana De Micco
Leggi i suoi articoliCreatura fantastica tra le più popolari dell’immaginario occidentale, l’unicorno è al centro della mostra che il Musée de Cluny, il museo nazionale del Medioevo, di Parigi ospita dal 13 marzo al 12 luglio: «Licornes!» (Unicorni!). La mostra ripercorre la genealogia, la storia e le metamorfosi di questo amato animale leggendario, tradizionalmente rappresentato con il corpo di cavallo e un lungo corno a spirale al centro della fronte, cui si attribuiscono spesso poteri magici. In dieci sezioni tematiche sono esplorate tutte le dimensioni del mito: artistica, simbolica e culturale. La mostra, organizzata in collaborazione con il Museum Barberini di Potsdam, in Germania (dove è già stata allestita tra ottobre 2025 e febbraio 2026), riunisce un centinaio di opere tra manoscritti, oggetti di oreficeria, sculture, dipinti e arazzi, provenienti da prestigiose istituzioni internazionali, dal Rijksmuseum di Amsterdam al Prado di Madrid, dal Victoria and Albert Museum di Londra al Kunsthistorisches Museum di Vienna, oltre a prestiti del Louvre.
Dalle prime raffigurazioni in Asia e nel mondo indiano fino alle riletture politiche degli artisti contemporanei, il percorso restituisce la complessità storica di questa creatura mitica, selvatica e indomabile, al tempo stesso icona del folklore popolare, simbolo cristologico e di castità, nonché oggetto di credenze naturalistiche legate alle presunte virtù purificatrici del corno, spesso del resto esposto nei cabinet de curiosités e confuso con la zanna di narvalo. Non poteva esserci sede più emblematica per ospitare il progetto: il museo parigino conserva, infatti, il celebre ciclo di arazzi de «La dama con l’unicorno», capolavoro tardomedievale che ha contribuito in modo determinante alla fortuna moderna del mito. In questa prospettiva, abbiamo intervistato la conservatrice e cocuratrice Béatrice de Chancel-Bardelot.
Il Museo di Cluny è indissociabile dall’immagine dell’unicorno. Perché avete atteso così a lungo prima di dedicare una grande mostra a questa figura leggendaria?
Il Museo di Cluny si interessa da tempo all’iconografia dell’unicorno e possiede diverse opere che raffigurano questa creatura legata all’immaginario medievale. Nel 2020 abbiamo deciso di associarci al Museum Barberini di Potsdam e insieme abbiamo avviato un importante progetto espositivo sull’unicorno nella storia e nella storia dell’arte. L’unicorno è un fenomeno globale, che attraversa i secoli: il catalogo include, in particolare, un capitolo sugli unicorni in Asia. Nel 2024 il Museum Barberini ha organizzato una giornata di studi sull’unicorno, che ha visto la partecipazione degli autori dei saggi. Insieme al conservatore Michael Philipp abbiamo riunito la nostra documentazione e proseguito le ricerche. Stabilire un punto di arrivo nelle ricerche non è affatto semplice, tanta è la diffusione della figura dell’unicorno nel folklore. Ma il nostro approccio privilegia la dimensione storico-artistica a quella della cultura popolare.
Il mito dell’unicorno ha attraversato culture e secoli ben oltre l’Europa medievale, alla quale è spesso associato. A che cosa si deve la sua eccezionale longevità e universalità?
Il significato associato alla figura dell’unicorno è mutato nel corso dei secoli. A parte alcune raffigurazioni precoci in Asia, l’unicorno è stato a lungo evocato nei testi, prima di diventare immagine nel passaggio dall’Antichità al Medioevo. I significati a lui associati, negativi e positivi, si sono moltiplicati. Decisiva, alla fine del Medioevo, per la trasmissione dell’unicorno all’epoca classica, è stata l’associazione con l’araldica. La sua presenza nei cicli di arazzi della «Dama con l’unicorno» e della «Caccia all’unicorno», conservato al Metropolitan Museum of Art, oltre che negli stemmi della Scozia e del Regno Unito, ne ha poi determinato la straordinaria popolarità.
A differenza di altri animali fantastici, oggi l’unicorno è quasi esclusivamente associato a valori positivi. Come si è costruita storicamente questa immagine benevola?
Si è radicata proprio attraverso l’araldica e i grandi cicli di arazzi già citati. Vi ha contribuito anche il qilin asiatico, chimera cinese affine all’unicorno, associata al buon augurio. Persistono tuttavia ancora oggi nella cultura popolare delle rappresentazioni di unicorni aggressivi. Si pensi, per esempio, al lungometraggio d’animazione «Unicorn Wars» (2022) del regista spagnolo Alberto Vázquez. Gli autori antichi e la Bibbia citano del resto un unicorno potente e feroce.
La figura dell’unicorno è molto spesso pensata in relazione al femminile, sia nei registri della verginità, della seduzione o dell’allegoria. Come nasce questo legame?
Il legame tra unicorno e femminile trae origine dal «Physiologus», bestiario della tarda antichità, secondo cui solo una fanciulla pura può catturare l’unicorno. Il dipinto della «Dama col liocorno» (1505) di Raffaello, conservato alla Galleria Borghese di Roma, che non è presentato nella mostra di Parigi (il dipinto è esposto nella mostra «Raffaello: poetica sublime» al Metropolitan Museum of Art dal 29 marzo al 28 giugno, Ndr), alcune «Annunciazioni» mistiche renane e naturalmente gli arazzi della «Dama con l’unicorno» ne offrono esempi di straordinaria efficacia.
La mostra si conclude con riletture contemporanee politiche, in cui l’unicorno diventa simbolo di rivendicazioni femministe, queer o ecologiste. Quando avviene questa svolta?
Negli anni Novanta, l’arcobaleno della bandiera Lgbtqa+ è stato associato agli unicorni, creature pure e bianche. Gli unicorni vivono ai margini e sono creature eccezionali, che consentono l’identificazione delle comunità queer. In mostra questo aspetto è evocato da Niki de Saint Phalle e da Anastasia Levytska.
Telaio della Dama con l’unicorno «Il mio unico desiderio», 1500 ca. © GrandPalaisRmn (Musée de Cluny-Musée national du Moyen Âge), Michel Urtado