Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Shirana Shahbazi, «Falling 01», 2023, Zurigo, Galerie Peter Kilchmann

Image

Shirana Shahbazi, «Falling 01», 2023, Zurigo, Galerie Peter Kilchmann

Lucerna, Shirana Shahbazi dà un corpo (e uno spazio) alla fotografia

Alla personale dell’artista di origine iraniana il Kunstmuseum affianca anche le installazioni di Li Tavor e i lavori di Monir Shahroudy Farmanfarmaian e Mastaneh Kamyab

Anna Aglietta

Leggi i suoi articoli

Dal 4 luglio al 18 ottobre il Kunstmuseum di Lucerna presenta la mostra «Shirana Shahbazi. All at Once. An Interplay with Li Tavor», una personale della fotografa iraniana distribuita su uno spazio espositivo di 1.100 metri quadrati. «L’ultima mostra di Shahbazi in Svizzera è stata nel 2014, a Zurigo, e sono felice di poterla portare qui a Lucerna. Shahbazi è in un momento delicato della sua carriera, in una fase intermedia, a cavallo tra l’emergente e l’affermato, e penso che sia compito di musei di medie dimensioni, come il nostro, sostenere questi artisti», afferma Fanni Fetzer, direttrice del museo e curatrice della mostra. Shahbazi (Teheran, 1974, vive in Svizzera) si distingue per la creazione di spazi multidimensionali, in cui una fotografia analogica di un oggetto, una persona o un paesaggio viene trasformata in un’opera contemporaneamente figurativa e astratta tramite un complesso approccio sperimentale. Nel corso di trent’anni di carriera, l’artista ha testato diverse tecniche che includono ripetizioni, giochi di riflessi e sovrapposizioni. Ad esempio, nel suo ultimo progetto, «Displacement» (in corso dal 2023), Shahbazi parte da una composizione in cui lo stesso elemento architettonico viene fotografato in bianco e nero da diverse angolazioni, per poi aggiungere manualmente gradienti di colore, dando vita a superfici brillanti, in cui non si ha più il senso dello spazio e del tempo.

Con «All at Once» il pubblico ha la possibilità di familiarizzare con l’ultimo esperimento di Shahbazi: le installazioni video. Il percorso espositivo include al Kunstmuseum infatti «An Other Place» (2023), il primo video realizzato dall’artista, e una seconda opera ancora inedita, commissionata dal museo. «Il Kunstmuseum è un cubo bianco. È freddo, vuoto, tutto in cemento, senza colori o finestre. Mi piace invitare artisti che possano interagire con questo tipo di architettura, spiega Fetzer. E Shirana è molto brava nel riorganizzare gli spazi. Ha sicuramente affinità con i colori, ma anche la capacità di lavorare a più livelli, non solo all’interno di ogni fotografia ma anche nello spazio fisico: quando passeggi nelle sale delle mostre, non è mai chiaro se sei davanti, dietro o accanto a un’opera». In ogni sala infatti sono esposti lavori sia appesi ai muri, sia montati su supporti autoportanti o sospesi dai soffitti, creando uno spazio immersivo decorato da luci e ombre, in cui il visitatore è invitato a perdersi e a interagire con le opere e con gli altri spettatori, diventando parte attiva dell’esperienza museale. 

Ad arricchire lo spazio si aggiungono anche le installazioni dell’architett*, compositore e artista Li Tavor, che in collaborazione con Shahbazi ha costruito pannelli in Latex a effetto «pelle»: appesi al soffitto, arrivano quasi a terra, creando un gioco multidimensionale con le opere di Shahbazi esposte nelle stanze. Per la mostra sono stati estesi due ulteriori inviti a donne e artiste iraniane. Come spiega Fetzer, «volevo che fossero presenti altri artisti nella mostra e questa selezione è, per Shirana, un modo di parlare delle sue radici in una maniera non esplicita; offre un’impressione fragile, delicata, della sua origine». Da un lato, c’è Monir Shahroudy Farmanfarmaian (1922-2019), conosciuta per le sue opere estremamente geometriche, in cui le forme classiche dell’architettura araba si uniscono a una sensibilità moderna, come dimostrano i tre esemplari esposti in mostra. Dall’altro, troviamo Mastaneh Kamyab, una performer e attivista che filma quotidianamente Teheran, raccontando la città a bordo della sua bicicletta. 

La mostra è completata da una nuova pubblicazione, che include non solo una panoramica dei progetti di Shahbazi negli ultimi 25 anni, ma, per la prima volta, anche degli scritti originali dell’artista. «Shirana ha pubblicato molti libri d’arte, in collaborazione con il marito, uno dei migliori grafici della Svizzera, ma questa è la prima volta si apre una finestra su quello che pensa», conclude Fanni Fetzer.

Anna Aglietta, 04 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

Lucerna, Shirana Shahbazi dà un corpo (e uno spazio) alla fotografia | Anna Aglietta

Lucerna, Shirana Shahbazi dà un corpo (e uno spazio) alla fotografia | Anna Aglietta