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Fabio Mauri, «Che cosa è il fascismo», 1971

Foto Marcella Galassi. Courtesy Fabio Mauri Estate and Hauser & Wirth

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Fabio Mauri, «Che cosa è il fascismo», 1971

Foto Marcella Galassi. Courtesy Fabio Mauri Estate and Hauser & Wirth

L’ombra della storia nella «partitura visiva» di Fabio Mauri

L’allestimento curato al MaXXI L’Aquila da Maurizio Cattelan e Marta Papini rifiuta la rigidità cronologica per seguire il ritmo confessionale e autobiografico di Io sono un ariano, il volume-diario visivo pubblicato dall’artista romano nell’anno della sua scomparsa

Alessia De Michelis

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Entrare negli spazi del MaXXI L’Aquila per la mostra «Fabio Mauri. Gli anni dell’Aquila» significa accettare una posizione d’ascolto scomoda. L’allestimento curato da Maurizio Cattelan e Marta Papini rifiuta la rigidità cronologica per seguire il ritmo confessionale e autobiografico di Io sono un ariano, il volume-diario visivo pubblicato dall’artista nell’anno della sua scomparsa (Roma, 1926-2009). Le opere si articolano come una sequenza di associazioni e contrasti che chiamano lo spettatore a farsi testimone (e talvolta complice) dei cortocircuiti tra arte, politica, memoria ed espiazione.

Tra sculture e installazioni storiche come «Muro d’Europa / La barca» (1979) e la serie «Arierwiege» (1995), il progetto mette a nudo la seduzione dell’ideologia e la forza persuasiva delle immagini. Un’urgenza critica anticipata dal manifesto della mostra, dove il profilo dell’aquila ideologica sovrapposta a una parata nazista attiva un risonante cortocircuito con la sede ospitante.

Il momento di massima tensione etica si consuma il 26 settembre negli spazi dell’I.I.S. «Amedeo D’Aosta», con la rimessa in scena, a quasi trent’anni dall’ultima performance, di «Che cosa è il fascismo» (1971). Con la regia di Giancarlo Gentilucci e la collaborazione dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, l’azione ricostruisce i «Ludi Juveniles» a cui Mauri assistette nel 1938. Disposto su tribune suddivise per categorie sociali di regime attorno a un tappeto con la svastica, il pubblico perde la distanza dall’evento, re-interrogando la costruzione del consenso nel presente.

L’esposizione riannoda così un filo biografico fondamentale: l’artista insegnò Estetica della Sperimentazione all’Accademia aquilana dal 1979 al 1999. In programma al MaXXI L’Aquila fino al 24 gennaio 2027 (in attesa della retrospettiva di febbraio al MAMbo di Bologna), la mostra, promossa dal Comune dell’Aquila e dal MaXXI nel centenario della nascita dell’intellettuale, si attesta come uno dei vertici di L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.

Alessia De Michelis, 17 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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