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Circa centoquaranta opere raccontano un artista che ha costantemente ridefinito i confini tra immagine, significato e percezione
- Alessia De Michelis
- 22 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
Jasper Johns, «Map», 1961
L’ironica finzione di Jasper Johns pervade il Guggenheim Bilbao
Circa centoquaranta opere raccontano un artista che ha costantemente ridefinito i confini tra immagine, significato e percezione
- Alessia De Michelis
- 22 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliCon «Night Driver», il Guggenheim Bilbao propone dal 29 maggio al 12 ottobre una lettura ampia e stratificata dell’opera di Jasper Johns, figura centrale dell’arte contemporanea, la cui ricerca si muove tra rigore concettuale e tensione emotiva. Lontana da ogni enfasi espressionista, la sua pratica si distingue per un linguaggio ironico e misurato, capace di coniugare riferimenti biografici, riflessioni filosofiche e indagini metalinguistiche, senza mai rinunciare alla forza primaria dell’immagine pittorica.
Il percorso espositivo, sostenuto dalla Fundación BBVA, si sviluppa cronologicamente attraverso circa centoquaranta opere tra dipinti, sculture e lavori su carta, offrendo una visione coerente delle ricorrenze tematiche che attraversano l’intera carriera dell’artista. Dalle sperimentazioni degli anni Settanta e Ottanta, con le celebri trame di tratti incrociati e le composizioni dense di citazioni visive, fino ai lavori più recenti, in cui Johns torna su motivi già esplorati introducendo nuove varianti, come nella serie «Catenary» emerge una costante tensione tra ripetizione e reinvenzione.
Fulcro della mostra è anche il dialogo con la storia dell’arte e con figure decisive del Novecento, tra cui Marcel Duchamp, la cui influenza si rivela determinante nello sviluppo del pensiero dell’artista. Questo confronto si intreccia con una produzione che, già a partire dagli anni Cinquanta, aveva segnato una svolta radicale: le iconiche bandiere, i numeri, le mappe e i bersagli, immagini quotidiane e immediatamente riconoscibili che anticipano molte istanze della Pop Art.
Il titolo della retrospettiva rimanda a un disegno del 1960, considerato dallo stesso Johns come la sua prima opera legata a un sentimento personale. Da qui prende avvio un itinerario che, pur mantenendo una struttura ordinata, rivela la complessità di un artista che ha costantemente ridefinito i confini tra immagine, significato e percezione.
Nato nel 1930 ad Augusta, in Georgia, e formatosi tra la Carolina del Sud e New York, Johns si inserisce in un contesto culturale vivace, intrecciando relazioni decisive con personalità come Robert Rauschenberg, John Cage e Merce Cunningham. Un milieu che contribuisce a ridefinire profondamente la scena artistica americana del secondo dopoguerra, e che trova in questa mostra una sintesi efficace e rigorosa.