«Serenidad salvaje» (2024) di Carlos Alvarez Las Heras

Cortesia di Wizard Gallery

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«Serenidad salvaje» (2024) di Carlos Alvarez Las Heras

Cortesia di Wizard Gallery

L’inno alla natura di Alvarez da Wizard Gallery

Le opere dell’artista spagnolo avvolgono la sede milanese della galleria con un’atmosfera sognante, tra il bucolico e l’immaginario

I colori smaglianti di una foresta tropicale, con i suoi coloratissimi uccelli, i serpenti che si avvolgono ai rami degli alberi, i colibrì che suggono il nettare dai fiori, ma anche i colori freddi di notti limpide rischiarate dalla luna piena, di cui sono protagonisti gufi stupefatti e gattacci selvatici che li insidiano, invadono gli spazi della sede milanese di Wizard Gallery e la trasformano in un inno alla natura: sino al 20 luglio la galleria presenta infatti «Echi della foresta: serenità selvaggia», la prima personale in questo spazio del pittore spagnolo Carlos Alvarez Las Heras (Léon, 1982), che trae il titolo dall’opera scelta come immagine-guida della mostra, «Serenidad Salvaje» 2024, una composizione abbagliata dalla luce di un sole estivo e fitta di uccelli multicolori descritti con minuzia di particolari (uno, intento a nutrire con un lungo lombrico i piccoli ancora implumi che schiamazzano nel nido). 

Frutto dei numerosi viaggi dell’artista in Argentina, Cambogia, Tailandia e, più ancora, nella Repubblica Dominicana, nei luoghi in cui la natura è più opulenta, rigogliosa e intoccata, i dipinti esposti, così affollati di creature allo stato brado, di foglie e di frutti, obbediscono a una sorta di horror vacui: un horror vacui non opprimente però, ma (volutamente) ingenuo e gioioso, come fossimo immersi in una fiaba. L’artista traduce il suo amore per il mondo incontaminato e il suo sogno di vedere fusi in un’unità perfetta esseri umani e natura selvaggia in questi dipinti dallo stile immediato, influenzato dall’estetica del fumetto ma impreziositi da una cromia radiosa che, insieme ai contorni netti delle figure, evoca la luminosità di certe antiche vetrate. 

Non meno godibile, in questo omaggio all’universo selvaggio, è la caratterizzazione degli animali che la abitano: gatti dagli occhi feroci e uccelli che paiono chiacchierare tra loro, altri volatili che, bersagliati dalle gocce pesanti di un acquazzone, ammirano gorgheggiando l’arcobaleno all’orizzonte, altri ancora che, evidentemente annoiati, covano uova multicolori: insomma creature un po’ umanizzate (per il dispetto degli studiosi sicuramente, ma per il godimento di noi osservatori profani), le cui voci paiono uscire dai dipinti e diffondersi tutt’intorno. Un’ode alla natura, dunque, e un invito a preservarla, in un affresco luminoso in cui «figure e sentimenti umani si incontrano con quelle animali e forze naturali, ricreando un’atmosfera sognante al confine tra il bucolico e l’immaginario». Ma anche una mostra che riconferma, se mai ce ne fosse bisogno, il ritorno sulla scena della pittura figurativa.

Ada Masoero, 18 giugno 2024 | © Riproduzione riservata

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L’inno alla natura di Alvarez da Wizard Gallery | Ada Masoero

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