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Carolina Caycedo. «Salute of the Whales», 2026, Shanghai, Museum of Art Pudong

Foto Manuela De Leonardis

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Carolina Caycedo. «Salute of the Whales», 2026, Shanghai, Museum of Art Pudong

Foto Manuela De Leonardis

Le balene di Carolina Caycedo abitano il Museum of Art Pudong di Shanghai

Al Museum of Art Pudong di Shanghai, l’artista colombiana, tra le artiste scelte da Koyo Kouoh per l’attuale Biennale di Venezia, presenta un’installazione che intreccia arte contemporanea, ricerca scientifica e riflessione ecologica

Manuela De Leonardis

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Tra le creature marine più temute dall’uomo, ma anche amate, la balena (tutte le specie tra cetacei e misticeti) è protagonista, nel tempo, di diverse opere letterarie di autori, tra cui Herman Melville e J.M.G. Le Clézio. Per non parlare della vasta letteratura per l’infanzia, con oltre 20 titoli solo in lingua inglese e il manga «fantasy postapocalittico» I figli delle balene, scritto e illustrato dalla giapponese Abi Umeda. Come in Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa di Luis Sepúlveda, nel quale la «favola ecologica» è affidata alla voce stessa del capodoglio albino Mocha Dick (vissuto realmente all’inizio del XIX secolo nell’Oceano Pacifico, lo stesso esemplare che aveva ispirato Moby Dick di Melville ma da un punto di vista opposto), anche Carolina Caycedo (Londra 1978, vive e lavora a Los Angeles) «ritrae» nella loro maestosità due balene di nome Aria e Batman, che attraverso la loro stessa voce dichiarano l’urgenza di affrontare questioni di ecologia marina e ambientale nella complessità del rapporto uomo/natura. 

«Carolina Caycedo: Salute of the Whales» è il progetto realizzato dal Museum of Art Pudong (MAP) di Shanghai con Tate Britain (fino al 21 febbraio 2027), con cui l’artista multidisciplinare di origine colombiana (presente anche in «In Minor Keys» alla 61ma Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, mentre «Confluences» al Museu de Arte de São Paulo Assis Chateaubriand è la sua prima personale in Brasile, in corso fino al 4 ottobre) ha trasformato l’intera Sala X del museo, situato nell’area del lungofiume Lujiazui, in un ambiente che evoca lo spazio sterminato degli oceani. Cinque piani dell’edificio progettato da Jean Nouvel e dal suo studio, insieme al partner locale Tongji Architectural Design, con un’altezza di 34 metri, per restituire nell’immaginario collettivo la vita di balene e di tutte le altre specie, tra ordini e sottordini, proprio attraverso Aria e Batman. Una «storia di sopravvivensa», come dichiara l’artista nel consegnare queste parole a uno dei capitoli della mostra, insieme a «respirare profondamente» e «lo sguardo del mare», lavorando in collaborazione con biologi marini e ricercatori (Ted Cheeseman di Happywhale, Ari Friedlander e Logan Pallin di The Friedlaender Lab at the Ucsc-University of California, Santa Cruz) per ripercorre l’esistenza stessa degli animali marini. Aria è un esemplare femmina di megattera, nata nel 2022 dalla balena Fran, che è stata uccisa da un attacco navale quando Aria aveva solo 8 mesi, mentre Batman è un maschio di balena con molte tossine in corpo, il cui ultimo avvistamento risale all’8 dicembre 2025 al largo di Nayarit (Messico). 

Decorare il loro corpo con ricami, nappe e perline trovate nei mercati di Shanghai, per Caycedo è un modo per trasformare una narrazione di precarietà in una contronarrazione di possibilità, conferendo ai soggetti protezione, come fossero amuleti protettivi. Pur non dichiarandosi attivista, l’artista ha dato al suo lavoro un’impostazione di estremo rigore, tra ricerca e pratica che include conoscenze ancestrali e storie ataviche di espropriazione e resistenza delle comunità marginalizzate, nell’affrontare tematiche ambientali con una visione incentrata sul più che umano («more-than-human») che riconosce eguale valore agli esseri viventi in tutte le loro forme. In «Salute of the Whales» il percorso sonoro con la composizione di 22 minuti (la durata dei canti delle megattere) che mescola richiami e canti di balene, ronzii di motoscafi con registrazioni subacquee (fornite dalle esperte di biodiversità marina Natalia Botero Acosta, Kerri Seger, Christina Perazio e Maria Paula Rey) non è meno significativo di quello visivo, che si conclude al piano inferiore dell’edificio. Durante un workshop che ha coinvolto gli studenti locali, con la collaborazione dell’organizzazione ambientalista WildAid e di Shanghai Roots & Shoot, è stata realizzata l’installazione di reti da pesca abbandonate («reti fantasma») con materiali e rifiuti di plastica che popolano la profondità dei mari. Un’invasione di scarti dell’uomo che mettono seriamente in pericolo gli equilibri già precari della vita sottomarina. 

Carolina Caycedo. «Salute of the Whales», 2026, Shanghai, Museum of Art Pudong. Foto Manuela De Leonardis

Manuela De Leonardis, 24 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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