IL NUMERO DI MARZO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale dell'Arte
IL NUMERO DI MARZO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale dell'Economia
IL NUMERO DI MARZO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale delle Mostre
IL NUMERO DI MARZO 2026 in edicola
In allegato:
Rapporto Annuale Formazione
IL NUMERO DI MARZO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale dell'Arte
IL NUMERO DI MARZO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale dell'Economia
IL NUMERO DI MARZO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale delle Mostre
IL NUMERO DI MARZO 2026 in edicola
In allegato:
Rapporto Annuale FormazioneVerifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
La seconda personale dell’artista con Cassina Projects segna un passaggio significativo: non più evasione surreale, ma una realtà plausibile e perturbante, capace di restituire il quotidiano sotto una luce nuova e destabilizzante
- Alessia De Michelis
- 01 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
Alessandro Fogo, «Apatia», 2026 (particolare)
L’«assoluto divino» secondo Alessandro Fogo
La seconda personale dell’artista con Cassina Projects segna un passaggio significativo: non più evasione surreale, ma una realtà plausibile e perturbante, capace di restituire il quotidiano sotto una luce nuova e destabilizzante
- Alessia De Michelis
- 01 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliAlla base della nuova ricerca di Alessandro Fogo si trova una domanda radicale: è ancora possibile concepire un «assoluto» nel presente? L’artista sembra rispondere costruendo un sistema di immagini in cui la separazione tra soggetto e oggetto si dissolve, in una prospettiva che richiama il «grok» teorizzato da Robert A. Heinlein nel romanzo di fantascienza del 1961, Straniero in terra straniera. In questo slittamento percettivo, la realtà emerge come un costrutto instabile, continuamente ridefinito.
Le opere in mostra articolano una tensione costante tra immobilità e inquietudine: figure apparentemente solenni e statiche custodiscono un’energia compressa, pronta a manifestarsi. In «Colombe» (2026), ad esempio, la rigidità compositiva contrasta con l’irrequietezza suggerita dalla gabbia troppo angusta; mentre in «Naufragio» la tragedia resta sospesa, mai del tutto compiuta. Questa ambivalenza attraversa anche «Straniero in terra straniera» (2026), in cui una presenza divina evanescente si dissolve come un’eco digitale.
Il percorso espositivo ruota attorno all’idea di un «assoluto divino» ormai sostituito da sistemi personali di significato. Lungi da derive nichiliste, Fogo interpreta questo vuoto come uno spazio fertile, da colmare attraverso una nuova mitologia individuale. Così, nella «Cacciata» (2026), le figure di Adamo ed Eva, memori di Masaccio, perdono la loro centralità drammatica per diventare presenze marginali in un teatro più ampio.
Questa stratificazione simbolica trova un nucleo nell’installazione «Icona» (2017), sospesa nello spazio come una reliquia autobiografica, segno di un’origine che continua a trasformarsi nel presente. Parallelamente, il riferimento a Vitaliano Trevisan e al suo Works introduce una riflessione sull’identità e sulla tensione tra realizzazione personale e opera, ribadendo una posizione in cui «solo l’opera conta».
Intitolata «Un assoluto al posto di Dio» (dal primo aprile al 29 maggio), la seconda personale dell’artista con Cassina Projects, a cura di Federico Montagna, segna così un passaggio significativo: non più evasione surreale, ma una realtà plausibile e perturbante, capace di restituire il quotidiano sotto una luce nuova e destabilizzante.